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giovedì, maggio 31, 2007

Il mutuo di Sorrento.

Alla soglia del compimento del mio trentaquattresimo annno di età sto facendo la lista dei elementi variabili e fissi della mia vita. E'  importante per ognuno di noi avere dei punti fermi ed altri in evoluzione che testimonino tutte le magnifiche cose che hai fatto nella tue meravigliosa vita.  Il casino comincia quando non riesci a capire la differenza tra i due punti e non hai un consulente finanziario a cui rivolgerti. Il mio stato confusionale trapela appena uno mi conosce, infatti, ciò che crediamo insignificanti domande preliminari sono invece quesiti fondamentali per l'individuazione dei suddenti riferimenti.
Negli ultimi 10 anni alla domanda "come ti chiami" (tasso fisso) ho ho risposto una decina di cose diverse: da Pin a Lavinia passando per  Stefano (ma non è colpa  mia).
Negli ultimi 10 anni alla domanda "quanti anni hai" (tasso variabile) ho risposto sempre allo stesso modo: "quanti me ne dai".

postato da collegues | 12:32 | commenti (8)

lunedì, maggio 28, 2007

Alto, muscoloso, carino, normodotato cerca ragazzo pari requisiti.

Basta con i superdotati! Ho capito che una disfunzione nelle dimensioni del sesso comporta obbligatoriamente un mal proporzionamento della personalità, con un rapporto che può essere direttamente o inversamente proporzionale.
Quindi o superego o microego, non so se mi spiego.

postato da collegues | 14:23 | commenti (9)

domenica, maggio 20, 2007

Ho cambiato un lavoro. E ne ho iniziati quattro.
Ho comprato una casa. E adesso ne ho due.
Ho cambiato un fidanzato in banconote da cento. Ma nessuno ha il resto.

Quindi in sostanza: non ho un lavoro, non ho una casa e non ho un fidanzato.
Ecco perché non sono Felice, non sono Serena e non sono neanche Gaia.

postato da collegues | 12:28 | commenti (10)

sabato, maggio 12, 2007

Sono Pon. Allora perché se mi comporto da superfiga divento Strapon?

postato da collegues | 10:03 | commenti (5)

giovedì, maggio 10, 2007

L'ultimo giorno di scuola.

Il professore seduto in cattedra guardava i banchi vuoti. Nessuno ad ascoltarlo. Avevano letto tutti i giornali. Si chiedeva quando sarebbe successo anche a lui di diventare un articolo di cronaca, un ospite da talk show con il viso pixelato e la voce metallica. Nessun filmato con il telefonino, niente minorenni o scabrosità alcuna una semplice ricerca scientifica lo aveva messo al bando. Se non sapete di cosa parlo, leggete la pagina salute di Repubblica di oggi.

postato da collegues | 11:21 | commenti (2)

mercoledì, maggio 09, 2007

Ha la moto, la porsche e la villa sul lago di como. Ah... ha anche un cane... ma poco conta visto che è più piccolo del suo pene... Che mi piacciano i ragazzi dotati, è rispaputo, ma a trovarne uno così...direi che ho avuto una grande botta di culo...letteralmente. Non gli manca proprio niente...(...il mio post ha la rosolia con tutti sti puntini...) è pure scemo che adesso come adesso non guasta. Quando ho aperto il cuore per trovargli una posticino dove sistemarlo... mi sono trovato di fronte alla porta della stanza del morto.
I suoi vestiti sono ancora appesi nell'armadio e il letto è sfatto come se si fosse appena alzato. Sul comodino ci sono le parole crociate fatte a metà, ha lasciato irrisolte le definizioni più semplici, come nel suo stile. Mi chiedo se sembrano a me facili perché ne so più di lui o la sa talmente lunga che non ha voluto lasciarmi enigmi senza soluzione. 

2 orizzontale: Passa per la gruna di pin più facilmente di un maiale in paradiso....

postato da collegues | 17:34 | commenti (1)

lunedì, maggio 07, 2007

Si può dire tutto, ma una cosa è certa: io non sono Serena.

postato da collegues | 10:43 | commenti (13)

sabato, maggio 05, 2007

Torno da una spesa trafelata e riesco a farmi buttare fuori anche dal supermercato, incontro pin e d'improvviso ho un'illuminazione. Il mio prossimo maschio deve chiamarsi giorgio sputacchio, oppure giovanni salamelecco o giangiacomo stordito. Non importa. L'importante è che le sue iniziali siano GS. Sarà un uomo tutto d'un pezzo, che "sa cosa voglio".

postato da collegues | 20:33 | commenti (4)

Il ratto di un gatto.

Il 28 di aprile, in una sera di pioggia di 10 anni fa, nasceva dentro un grande vaso di ceramica in cui in precedenza erano morti un arancio e un melograno, la mia piccola compagna di vita. Nasceva accudita da 3 gatte madri, insieme a un paio di altri esseri subito fatti sparire dai maschi del branco (il gattomucca in testa a tutti, cattivo come maradona) e a una sorella gemella che a me piaceva di più, per via di una maggiore frequenza e un maggior contrasto delle righe del pelo, che mi ricordavano una canzone stoner.
Lei invece sembrava più uno spartito folk-punk, cosa che durante la sua vita ho potuto confermare.
I primi giorni sono stati i più duri. È stata rapita dalla più terribile tra le gatte madri, la Bianca, una gatta nera con gli occhi gialli, caduta in gradivanza isterica perché la sua padrona le aveva appena ucciso i legittimi cuccioli schiantandoli contro il muretto del giardino sotto la siepe di alloro. Ah, che buon profumo c'era in quei giorni.
Rapita e portata a morire su un tetto, dimenticata. Questa sorte è toccata alla gemella bella, morta di una bellezza inutile. Lei invece l'ho recuperata inseguendo la pazza isterica e strappandogliela dalle fauci sulla collina davanti a casa, al terzo tentativo di ratto.
10 anni. Si può dire che è la più lunga relazione che ho avuto fin'ora. Se non conto quella con l'alcol.
Bisogna festeggiare. Potrei andare a fare la spesa, ad esempio, e comprare un ratto fresco per il mio gatto.
E come sempre siete invitati a cena.

postato da collegues | 11:31 | commenti (3)