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venerdì, settembre 30, 2005

voglio 500 euro al mese, l'iscrizione ad un corso a mia scelta, pilates annuale e una cassa di birra a settimana, più una serie di numeri di telefono utili e un conto prepagato al gs mensile.

e qualcuno che mi porti a casa la spesa. più altre cose. per il mio silenzio. tutto qui.

tempo una settimana. poi il muro di gomma si rompe. e le parole escono senza volerlo.

in fondo una vita e una città e un mestiere, un ruolo, valgono qualcosa. ottimo, pensaci.

postato da collegues | 21:17 | commenti (6)

Mi sento un'asola senza testa.

postato da collegues | 15:28 | commenti (8)

Alla fine non è cambiato niente. Gli italiani guardano ancora Pretty Woman. Julia Roberts è mamma di due gemelli e Richard Gere ha un’età calcolabile solo con il carbonio 14 eppure riescono, spacciadosi una per una giovane mignotta e l’altro per un ricchissimo manager 40enne, a intrattenere ancora milioni di telespettatori, incollati ai propri schermi per vedere una storia di cui già sanno a memoria primo e secondo tempo. Ma cos’è che ci lega stretti stretti a ciò che già conosciamo? Come quelli che vanno in vacanza ogni anno nello stesso posto o come i miei nipoti che mi chiedono sempre di raccontargli Polipò! Alla fine non è cambiato niente. Il desiderio di fuggire c’è e c’era ma la sindrome di stoccolma ci ha fregato. Tutti innamorati dei nostri carnefici quotidiani. Io che voglio andare sempre via e non vado mai, Pon che doveva andare e non va, Foo bla bla bla barcellona, Nonci si sta organzzando una vita alternativa ma mi sa che lui si avvicina ancora di più a noi. Vabbè che i legami ci piaccioni ma adesso siamo addirittura immobilizzati... Si prevedeva un autunno ricco di grandissimi cambiamenti e invece siamo tutti qui ai nosri soliti posti di combattimento di polli. Che facciamo? Cambiamo almeno sesso!

postato da collegues | 11:22 | commenti (7)

giovedì, settembre 29, 2005

Tanto rumore per nulla.
Non per giustificarmi, ma ho seguito le orme di qualcuno che ha reso l'incasinamento generale qualcosa di sublime e poetico. Non ho emulato l'originale, per carità. Ma pare che qui ci sia il lieto fine. E che adesso siano tutti felici e contenti.
Tutti. A parte pin.
Lui è il gabbato indiretto. Che nella poetica shakespeariana ha un ruolo da protagonista che ben gli si confà.
Ed è a lui che io vorrei fare un'ode. O un loden. Che almeno è maschio.
Resto con voi. Ero pronta a scrivere un post che terminava dicendo: non chiamatemi ex (come il nostro primo giorno). Ma proprio non ho avuto l'ispirazione. Non ce l'ho fatta. Non ne è uscito nulla.
Dopo tre settimane insonni, di delirio, paure, psicofobie e puzzette adolescenziali in aula, ho deciso di rinunciare per la seconda volta al mio ruolo.
E di adattarmi a interpretare come sempre la parte della senza ruolo.
Ho mosso mari e monti (soprattutto monti) per essere felice di essere dove stavo già prima.
È finito il mio assolo. È durato pochissimo. Neanche il tempo di strappare un applauso a scena aperta.
Però dovreste vedere il sorriso di foo. Quello vale molto più di un produttore di broadway. O di un bis.

postato da collegues | 14:27 | commenti (14)

mercoledì, settembre 28, 2005

Ahahahahahaha. Ci ha fregato tutti. Maledetta impostora.

postato da collegues | 10:59 | commenti (21)

lunedì, settembre 26, 2005

Ci sono scatole che non devono essere aperte. Ci sono biglieti che non devono essere letti. Ci sono cazzi che non ti devi fare. Tutto questo lo scopri quando è già tardi: è come credere di essere sul treno per Genova e a metà viaggio scopri di avere preso quello per ginevra. Amare non significa conoscere la geografia, ma almeno chi ti dorme affianco dovrebbe essere un territorio conosciuto, ma non trovi nessuna mappa che ti illustri anche il sottosuolo. Io dovevo semplicemente mettere una cintura marrone con le scarpe nere e niente di tutto questo sarebbe successo. Se il desiderio di essere meraviglioso e perfetto mi ha portato a mettere nel naso cose che non avrei dovuto, la voglia di essere meraviglioso ed intonato mi ha fatto mettere il naso dove non avrei proprio dovuto. In fondo quale armadio è senza scheletro? Ma quale scheletro indossa uno smanicato in rubber nero con hot pants abbinati, catene e lucchetto al collo e striscie di cuoio sulle braccia? Quando si dice un amore di plastica. Tutto si può spiegare e tutto si può capire. Ma un rituale a base di gatti morti e pissing è troppo anche per me. La vita ritorna ad essere strana e ritorna anche la paura.

postato da collegues | 12:26 | commenti (23)

giovedì, settembre 22, 2005

due vite a confronto. Una è quella di adesso. Vuota, stupida, superficiale, con la sensazione della precarietà sempre sotto al culo. Milano caduca, devo scrivere una poesia blablaista che inizia così: milano caduca. Dove ognuno sente che dureremo pochissimo. E quindi si arrangia come può. Chi con la superficie pura, chi con l'affondo, qualunque cosa vogliano dire entrambe le cose. Bellissime entrambe.
Una vita dentro un ambiente che da fuori sembra figo, e che non serve a niente e nessuno. Ma è onesto, col suo senso di inutilità che non si maschera dietro ad alibi sociali. Con persone che sono come sono e non se ne vergognano. E non vogliono neanche essere qualcos'altro. O forse sì, e magari ci provano. Ma va bene uguale.
E poi c'è la vita vera. Quella che sembra vera. Quella che hai tempo da dedicare a te stesso, ai tuoi interessi, quella dove puoi veramente fare le cose che vuoi. E che ha l'alibi di servire a qualcuno.
Quella che sei in un posto dove sai che ci starai. E dove tutti credono di restare. Anche se in un posto piccolo e stupido. Tutti credono che è per sempre. Perchè sei nella posizione invidiata da tanti, che lavori poco e sei in un posto, e hai tempo. Da dedicare a te. E alle tue passioni. E ai tuoi cari.
In mezzo a gente che spesso ha rinunciato alle passioni. E forse non le ha neanche mai avute. Perché in un posto così bisogna essere concreti. Quella in cui devi essere un adulto, e forse le responsabilità sono solo tue. E in fondo devi anche essere serissimo. Perché quello che fai, anche nel piccolo, ha un valore per qualcuno.
Due vite a confronto. Quella dove non ci sono obblighi, se non di tempi impossibili. E quella con molto tempo e tanti obblighi, anche verso se stessi. Quella dove puoi fare quello che fai per poter fare qualcos'altro.
Una notturna. E una diurna.
Una con la famiglia allargata. E una con la famiglia. Anche quella che non hai.
Una che puoi anche essere solo, che tanto solo non lo sei mai. E una che invece puoi vivere anche in due. Anche se due è il numero che quando l'altro se ne va, rimane sempre solo.
Una blablaista. E una molto meno.
Penso che crollerò prima di aver capito e deciso. E capito di aver deciso.
È come se dovessi spogliarmi completamente della mia identità e di tutta la mia attuale vita. Peccato che poi in quel posto ad andare in giro nuda mi piglierei un freddo della madonna, e attirerei insulti, generalizzazioni, maniaci ed improperi.
E francamente sono stanca di riceverne.

postato da collegues | 16:20 | commenti (5)

martedì, settembre 20, 2005

E se fossimo mantecati, come il baccalà?

postato da collegues | 16:33 | commenti (21)

lunedì, settembre 19, 2005

Sì, siamo un branco di mentecatti. Ma d'altra parte Everybody Knows That Your're Insane.

postato da collegues | 17:57 | commenti (11)

Sabato è stata una giornata tremenda. A un certo punto la macchina guidava da sola e io la seguivo. Non riuscivo a pensare di percorrere una strada. Ma neanche un'altra. Mi sentivo prigioniera della montagna.
Scendeva la pioggia. Pioveva dentro la macchina, a dirotto. Pioveva fuori, meno.
È stato terribile. Credevo proprio di non farcela. Il mio cervello era contro di me.
Poi mi è arrivato un messaggio di foo che diceva: non fare cazzate. fermati nel primo negozio dove vendono fortuna.
Ma dov'è che vendono fortuna?
Ieri ho ricevuto una telefonata. Veniva dall'africa. Da un angelo che non mi chiama mai.
Mi ha detto solo: "Anche alla fine della notte più lunga, arriva sempre l'alba."
Quanto possono fare bene le parole?

postato da collegues | 15:51 | commenti (5)

Non vuoi raccontarci nulla del tuo primo giorno?

postato da collegues | 11:39 | commenti (7)

venerdì, settembre 16, 2005

Ieri sera è stata una serata normalissima, delle nostre. Di quelle che organizzi una cena in un posto tipico italiano con 10 persone, perché arriva l'amico americano della perfida, e poi ti accorgi verso la fine della serata che lui è l'unico che non c'è. Ma noi stiamo bene uguale.
Siamo belli. Siamo proprio belli. Quando balliamo con cravatta rosa sulle note del finto tom waits. Quando rischiamo il linciaggio insultando un finto matrix in giacca di pelle da sera (fino ai piedi), con 29 gradi.
C'erano pin e noncicapisco, che parlavano di cose tipicamente da uomini (tabelle, squat, calorie), bellissimi insieme. C'era trintignant in ottima forma. C'era il brillante, sempre più trilogy, che si aggirava per il locale come se avesse perso un gatto, per capire com'era fatto. C'era il colorato, con la sua risata. C'era tal nonmiricordo, che a me veniva da chiamare domenico, con due occhi azzurri e uno scarso senso dell'umorismo nordico. C'era la splendida perfida. C'era pure la cucci. E foo.
Insomma. Proprio tutto normale. Niente di che. Ed è quella la cosa tremenda.
È talmente naturale che stiamo bene e ci divertiamo senza sostanza (col blablaismo puro), che io non so proprio come farò.
Se ci penso mollo tutto e resto dove sono. Ma non posso: ci sono circa 200 adolescenti urlanti che aspettano che io varchi quella porta e salga sul palco, pronta per iniziare il mio concerto.
Voi sarete sempre nel backstage con me. Tanto io mica me ne vado.

postato da collegues | 10:03 | commenti (14)

giovedì, settembre 15, 2005

Ho l'impressione che mi stia per franare tutto addosso. Ma almeno ho una certezza: di conseguenza la frana per una volta non sono io.

postato da collegues | 11:35 | commenti (12)

mercoledì, settembre 14, 2005

Stamattina mi sento come se al posto delle mie vitamine in caps avessi preso i tablet del dixan. Ma basta da ieri ho finito di penare…cioè nel senso che finalmente il mio benessere ha un infallibile piano di attacco grazie al susanne vega test. D’altronde my name is Pin and a live on the second floor…Grazie alla dottoressa bertuccia ho una lista di 28 alimenti che devo assolutamente evitare. Addio a latte, caffè, vino rosso, vino bianco, birra, carne di manzo, tacchino, fragole, limone, pesche, zucchero bianco, lieviti, dolcificanti, etc etc…Fornirò a tutti i membri di questo cafè l’elenco completo in modo da evitare che anche accidentalmente possa entrarvi in contatto. Foo stai tranquilla nell’elenco delle cose da evitare mancano tutti i superalcolici!!! Poi volevo cheidere a Noncicapisco se poteva prestarmi i suoi libri da PT.
Sto per ritornare il vecchio figo di un tempo.

postato da collegues | 12:12 | commenti (10)

martedì, settembre 13, 2005

La parola del periodo è nolontà: liberarsi dal male.
Da "quel" particolare Male.

postato da collegues | 15:28 | commenti (6)

venerdì, settembre 09, 2005

Come si fa ad accusarmi di mentire? L'hanno vista tutti la scena in cui noncicapisco sdraiato sul maxidivano letto a pancia sotto si faceva fare i massaggi alla schiena da pin con un vibratore metallico.

postato da collegues | 10:06 | commenti (77)

giovedì, settembre 08, 2005

Bambini! Seduti, al posto. Stamattina voglio raccontarvi una storia che sa di lezione.
Vi voglio spiegare perché è finita la storia con manigrandi.
Ohhh, ancora? Ebeh, Ancora! E se qualcuno c'ha qualcosa da ridire pigli e vada fuori. A pisciare (sgru!) o a cagare, secondo le sue naturali inclinazioni e necessità.
È accaduto per colpa di noncicapisco. Un tempo gli avevo raccontato che noncicapisco mi amava follemente. Era quello che credevo. Insomma, una volta mi ha anche spedito un regalo molto speciale, che andrà a ruba alle aste: la sua maglietta sudata e strappata durante il primo anno del corso di teatro.
Al che mister mel si era ingelosito e mi aveva fatto scenate a non finire. Io ho tentato di spiegargli che non ci incontravamo mai, che non sapevamo nemmeno i nostri nomi. Che anche se mi aveva proposto di fare una cosa a tre insieme alla pupa era solo per amore di amore. Ma lui non ci aveva creduto.
Poi un giorno salta di nuovo fuori che ho visto noncicapisco. E lui subito sbotta di gelosia, come un gelato sciolto. Gli spiego che adesso ahimé noncicapisco non mi ama più così tanto. Ma che adesso ama pin, il leggendario ragazzo d'oro e ragazzo a ore. Il meraviglioso e irresistibile pin.
E lui incassa e medita.
Poi un mattino, verso le sei, quando suona la sveglia, lui si mette seduto sul letto e mi chiede se noncicapisco è fidanzato. Gli dico che adesso che io sappia no, però poco fa stava con una che gli scaldava i piedi a letto.
E lì accade l'inevitabile. La rottura.
Mister mel si mette a dire che io lo piglio per il culo, perché sostiene che se noncicapisco è innamorato di pin non può avere una fidanzata. E di conseguenza dice in sequenza (ripetuta) quattro cose incredibili (mi sto ancora grattando le orecchie perché non ci credo) sulla storia:
1. non è vero che noncicapisco non mi ama più. Mi ama eccome e mi vuole portare a letto in continuazione. È il suo pensiero principale quando si alza e quando gli si alza.
2. di conseguenza io ho inventato la storia dell'amore che adesso ha per pin per depistare i suoi sospetti. Mi accusa di falsità e di pigliarlo per il culo.
3. dice che io (come probabilmente tutte le donne) vado in brodo di giuggiole quando so che uno vuole scoparmi e quindi mi trastullo al pensiero e ne sono così lusingata che non capisco più niente.
4. alle mie inaudite proteste e alle proposte di fargli conoscere noncicapisco per mostrargli che sta parlando di un altro pianeta e che di conseguenza tutte le sue illazioni gratuite e offensive e così campate per aria non hanno altro fondamento che la sua follia, dice che non vuole conoscerlo perché noncicapisco porta sfiga.

Le cose sono andate così. Peccato che il fine settimana seguente a casa sua erano invitate 25-30 persone amiche della sua ex (ex compresa), per cui io forse non ero così gradita (per non imbarazzare la ex, poverina, che evidentemente dopo due anni o tre ancora non riesce a farsene una ragione).
E meno male che la sera ho avuto un colpo di genio prima e ho fatto ricorso alle famose parole evase di pin.
Ho preso il mio pennarello nero da borsa e ho scritto sul muro della stanza dove sarebbe avvenuta la convivialità:

NON È VERO CHE IO NON CI SONO.

ooh, scusate. Suona la campana.
A morto?

postato da collegues | 09:52 | commenti (33)

mercoledì, settembre 07, 2005

Il mio nuovo fidanzato si chiama Mike Ness, perché anche io posso vantare flirt eccellenti, come il famoso Noncicapisco.splinder.com che è stato fidanzato o addirittura sposato con Nina Hagen. Domenica potrebbe avere rappresentato una svolta fondamentale nella mia vita e nel mio look. Sono stato ad un concerto rock! Ed io ed i miei amici abbiamo sfoggiato un total canotta look. Certo che poi non è tanto diverso da quando andavo allo Space ad Ibiza che pure lì andavamo tutti in canotta. Comunque in realtà alla fine hanno messo pure Britney Spears quindi voglio dire a me mi sembra tutto uguale. Ma sono felice così.

postato da collegues | 12:54 | commenti (8)

lunedì, settembre 05, 2005

La mia notte con Joey è stata notevole. Mi spiace avervi fatto aspettare. Ma sapevo che avreste capito.

postato da collegues | 12:05 | commenti (34)

venerdì, settembre 02, 2005

E va bene, me ne vado.
Ho il coraggio di lasciare quello che ho per quello che non ho.
Il conosciuto per Lo Sconosciuto.

Mmmmmm, forse non è una brutta idea.

postato da collegues | 11:22 | commenti (25)

giovedì, settembre 01, 2005

Reduce dalla prima riunione di lavoro. Abituata alle tempeste di cervelli, con sgalosciate di colleghe comprese nella tavola rotonda, inglesismi, anglicismi, francesismi, sismi, roast-brief e altre emerite cazzate da anarchici del terziario avanzato (fantastica definizione mutuata dal nostro guru fallico noncicapisco.splinder.com ancora più venerato dopo la lettera d'amore alla sua ex nina hagen), oggi le cose sono andate così.
Mi sentivo a una riunione di una comune a parigi nel 68. Una riunione presieduta da babbo natale (che di nome fa angelo), con geste vestita come nel dopoguerra, con qualche fiore sparso sui vestiti, quà e là, per onorare i caduti.
Con farfalline tra le righe, rospi tra i capelli e principi morali medievali.
Ognuno diceva la sua. E si occupava di qualcosa.
Al posto di foo al mio fianco avevo una che parla tedesco. Già qualcosa.
Temo che non avrò mai niente da dire con quelli di fisica. Ma d'altra parte, si sa, i corpi non hanno mica bisogno di parlarsi.
Tra un po' comparirò tra le caprette e i nasi rossi dei pagliacci avvinazzati. Tra gli uomini delle nevi e i porcini. Rough nei modi, sulla gretta via.
E meno male che conosco il verbo blablaista.
Aiuto.

postato da collegues | 16:29 | commenti (23)

Nimesulide scivola dentro me
Nimesulide sciogli le mie tempie,
Aulica o anonima
dai tregua al mio delirio
Polverizzata o compressa
muta il mio stato.

postato da collegues | 11:25 | commenti (25)