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venerdì, luglio 29, 2005

Oggi è il giorno della bellezza. La distruzione come forma estetica di rinascita, evoluzione e bla bla bla. A Napoli il 31 dicembre si gettanno dalla finestra i piatti, i bicchieri e anche i cessi, si fa spazio al nuovo che avanza. Oggi dalla serie “Natale in Casa Bondage” è l’ultimo dell’anno. Quindi preparatevi a lanci di stoviglie, scenate di isterismo collettivo, come nelle migliori famiglie avviene anche durante le liti più significative riguardati donne bionde o proprietà immobiliari o questioni d’interesse. Magari sarà tutto mio, Pon ma a tu resta il nuovo, la trasformazione. A me toccherà il bozzolo ma la farfalla sei tu. Allora è il momento di volare, mettiti quel cazzo di cardiofrequenzimetro e conta i battiti delle tue ali colorate per arrivare fin sulla cima, sarai la prima farfala a scegliere un porcino per poggiarsi, perché come ben sai le tue sfumature lucenti sul marrone risaltano ancora di più. L ’amore è l’unica cosa che ci cambia.

Foo non piangere.

postato da collegues | 12:00 | commenti (57)

giovedì, luglio 28, 2005

Donna fugata, mezza affogata. Avete sentito dei disastri monsonici in india?

postato da collegues | 16:25 | commenti (28)

è ufficiale.
sono la single più single che esista al mondo.

scriverò un libro dal titolo l'art di essere single.
ah no, serve qualcuno che lo scriva per me.

postato da collegues | 13:08 | commenti (27)

mercoledì, luglio 27, 2005

La causa è un batterio che alberga nei suini

24 morti in Cina per il «morbo dei maiali»

Le autorità cinesi non riferiscono un contagio diretto da uomo a uomo, ma il tasso di mortalità è insolitamente alto

postato da collegues | 19:25 | commenti (23)

Se continuano a tirarmi in questo modo, di me non rimarrà che un troncone mozzo. Buono solo da buttare nel camino.

postato da collegues | 11:19 | commenti (46)

martedì, luglio 26, 2005

Non sottovalutate mai gli abitanti di un luogo per quanto lontano spazialmente o temporalmente. Tutti sanno divertirsi...anche senza gucci store e senza bisogno di darsi all'alcool. Prendiamo spunto da queste meravigliose Femmine di Homo Sapiens Sapiens, ci insegnano che la soluzione è dentro di noi o a limite ci può sempre entrare...

(non so fare i link quindi copio e incollo tutto).

Il sesso degli uomini preistorici ecco il primo fallo in pietra

Il fallo in pietra trovato a Hohle Fels
ULM (Germania) - E' la più antica rappresentazione simbolica della sessualità maschile ed è stata scoperta in una caverna in Germania. Risale a 28 mila anni fa il fallo di 20 centimetri di lunghezza e 3 centimetri di diametro, finemente scolpito nella pietra, trovato nella caverna di Hohle Fels, vicino a Ulm. Il prezioso reperto preistorico è stato ricostruito con pazienza da 14 frammenti e la sua straordinaria fattura, la superficie levigata ad arte e le misure vicine alle reali dimensioni di un pene, fanno pensare agli scienziati che si trattasse di un vero e proprio giocattolo erotico dell'era glaciale.

Il professor Nicholas Conard, del dipartimento di ecologia preistorica dell'Università di Tuebingen, ha detto alla Bbc che "oltre ad essere una rappresentazione dei genitali maschili" l'utensile "poteva talvolta essere usato per scheggiare le selci, come dimostrano alcuni segni tipici sulla superficie del fallo di pietra". I ricercatori spiegano inoltre che la forma inconfondibile dell'oggetto e gli anelli incisi tutt'intorno ad una estremità lasciano pochi dubbi sulla natura simbolica dell'oggetto, che per di più è "finemente levigato e chiaramente riconoscibile".

Il gruppo di Tuebingen, che conduce gli scavi a Hohle Fels, aveva già trovato 13 frammenti del fallo di pietra, ma è stato solo con il ritrovamento del 14esimo pezzo, l'anno scorso, che ha potuto completare il puzzle della straordinaria scoperta. I pezzi sono stati trovati tutti in un sito, all'interno del complesso delle caverne, dove ci sono numerosi segni sulle attività dei "moderni" esseri umani, successivi all'uomo di Neanderthal.

L'area degli scavi è una delle più importanti dell'Europa centrale e ha fornito migliaia di reperti del Paleolitico superiore. Questo periodo viene comunemente collegato alla diffusione dell'Homo sapiens sapiens, cioè di gruppi umani con caratteristiche fisiche simili a quelle dell'uomo attuale.
Dalle caverne di Hohle Fels proviene anche una figurina di uccello scolpita in avorio di mammut, risalente a circa 30mila anni fa, già riconosciuta come la più antica rappresentazione di una specie animale in Europa.


postato da collegues | 16:59 | commenti (17)

Mr Vero Signore è un vero bastardo come tutti gli uomini. Certo perché mica qualcuno di voi conosce un uccello intelligente? Nel momento saliente della nostra relazione, al momento dell'oroscopata, non si va a rimettere con il suo ex...Dio perché sei sempre così beffardo con me...Oh Leucade, oh Saffo...portami nel tuo meraviglioso tiaso sull'isola di Goa profonda, possibilmente in una DUS (doppio uso singola) con Jacuzzi.

postato da collegues | 12:41 | commenti (28)

lunedì, luglio 25, 2005

Attentati...prova costume...Sembra un messaggio in codice...adesso ci manca che la CIA ci chiude pure il bar e stiamo a posto. E poi, tu Nonci sarebbe meglio che non uscissi con quell'enorme zaino ogni mattina.

postato da collegues | 10:24 | commenti (99)

venerdì, luglio 22, 2005

Cara Sgru,

Sgruchhia, Sgrucchiolotta, Strufoletta. Qui a casa Bondage stiamo tutti bene ma come al solito ognuno ha le sue. Questo mese è stato il compleanno di tua sorella Pon, che è la mia preoccupazione. E’sempre di più la donna lifting, non perché ha una certa età , ma perché è tirata da tutte le parti…La tirano più che una striscia di cocacina. Chi la vuole di qui e chi la vuole di lì, mi sembra una coperta che se la tiri troppo resti con i piedi scoperti. Anche Foo, imperturbata e imperturbabile, la vedo un po’ stanca e spaesata, ma può stare tranquilla che qui ci siamo sempre io e la perfidissima e poi può farsi una tiratina di Pon quando vuole. I tuoi cugini Noncicapisco e Ha stanno bene pure loro, Nonci ha dei bei tricipiti anche se si deve impegnare di più sul deltoide, Ha gli occhi ad acquario che si vede che ci nuotano dentro un sacco di pensieri, ma alla fine mi sembra il più tranquillo di tutti con il suo bel fidanzato. Poi qui al bar adesso viene sempre un anonimao che è molto simpatico e misterioso e vince ogni giorno il premio laeletranoi. La Upa sta bene e ogni tanto passa per il cafè. E io? Io speriamo che me lo cavo, il dente dolente, dico. Cara Sgrundita è l’amore che ci lega…e tu lo sai quanto ci piacciono i legami.

Torna presto a casa che dobbiamo imbiancare le pareti.

Tanti Baci
Tuo fratello Pin

PS
Mi raccomando stai attenta agli attentatori, siamo preoiccupati per te. Nonci dice che ogni volta che ci vediamo ci sono stati gli attentati, lui crede alle coincidenze ed anche io. Ti dico solo che la prossima settimana ci vediamo per la prova costume...

postato da collegues | 11:05 | commenti (74)

giovedì, luglio 21, 2005

In questo bar è vietato l'ingresso indossando espadrillas. Io le odio ne ho ribrezzo vero e non perdonerò mai a Stefano Gabbana di averle rilanciate o semplicemente di averci provato. Pensare che nello stesso deposito riposano quelle meravigliose allacciate in coccodrillo insieme a quegli orripilanti sacchi di paglia e tela mi fa vero orrore. E' come immaginare il tuo personal trainer che scopa con quella cessa della moglie casalinga.

postato da collegues | 16:47 | commenti (36)

Dobbiamo fare un restyling del nostro blog. Non dico di cambiare la parte grafica o lo stile. No. Cambiamo i nostri lettori. Da oggi infatti è possibile mandarlo nell'etere per farlo leggere anche dagli extraterrestri.
Basta che ci iscriviamo a www.bloginspace.com.
Effettivamente sì, abbiamo sempre avuto un debole per i diversi.

postato da collegues | 15:13 | commenti (8)

Ho ricevuto una chiamata dalla letizia. Il che non necessariamente significa che dovrei essere felice.

postato da collegues | 10:56 | commenti (18)

mercoledì, luglio 20, 2005

Credo che da oggi in poi la pupa abbia i giorni contati. A tenderle un agguato sarà foo, per vendicarsi della genialità con cui al momento ha strappato pon dalla sua terra adottiva per schiaffarla in un posto dove non vuole tornare. Aiuto. Tirate fuori i dobermann dal cassetto. Che eventualmente li porto a correre a san vittore.

postato da collegues | 19:14 | commenti (4)

Ormai abbiamo fatto le cinque. Ed essendo noi vere stelle, direi che è meglio se ce ne andiamo prima dell'ora di punta.

postato da collegues | 05:18 | commenti (11)

Siamo ufficialmente arrivate alla trinità. Anzi, l'abbiamo pure superata di un pezzo.
Adesso a chi attentiamo? Ai 4 arcangeli? O ai fantastici 4?

postato da collegues | 03:35 | commenti (1)

In fondo, foo, è solo l'una. Pensa che per arrivare alla divinità c'è chi ha bisogno di essere trina. Noi siamo in due. E facendo la somma non arriviamo a tre neanche se ci pagano. Visto che non ci pagano e ci rimane solo una birra (ordinazione pizza speedy: una pizza, sei birre), aggiungiamo un collegues blablaista per essere in tre.
Prima mi è parso di averlo avvistato, laggiù nel corridoio. Parea egli così sfuggente e privo di contenuti che subito lo riconobbi. Dall'incedere incerto (mica come la mia veranda età) capì che quel cervello abbandonato in un angolo era il suo.
Sicuramente di serie aveva: un culo della madonna perché se non altro non è qua con noi. Un tavolino stile aereo per lavorare in viaggio. Un takarà per non perdersi gli extra. E qualche chilogrammo di troppo. Che - oh cielo! non sussultate! Non di lardo parliamo! Non di abominevole grasso debordante enarriamo. No! - I suoi chili di troppo erano di droga. Da cui ne abbiamo perso le tracce. Non perché sia sparito. Ma perché eravamo in ricerca d'altro.
Un unico vantaggio: in tutto questo non possiamo romperci le scatole, perché, di fatto, ancora non le abbiamo fatte.

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Bambini: poco chiasso! È finita la ricreazione.

postato da collegues | 01:16 | commenti (44)

martedì, luglio 19, 2005

Sono due giorni che stiamo per iniziare a lavorare su un progetto che dobbiamo consegnare tassativamente entro stasera. Benissimo. Ci sono dodicimila casini casi sociali e un sacco di incazzature, che noi dobbiamo riorganizzare, risolvere, soffocare (quello lo sappiamo fare bene).
A un certo punto io mi rivolgo a foo per chiederle serissima se ha abbastanza elementi per poter INIZIARE a… e mentre lo dico butto lo sguardo distrattamente verso il mio monitor con il mio documento laconicamente aperto e seminudo. Praticamente in topless. E interrompo la frase.
Foo, di suo, alla mia domanda serissima pensa all'unico elemento che in due giorni di lavoro è riuscita a mettere insieme (una macchina scontornata) e con un sorso d'acqua in bocca (che stava già bevendo) inizia a ridere dalla disperazione.
Ride, ride, ride come una pazza. Io rido rido rido e mi diverto.
Ma poi un goccio d'acqua le si incunea nei polmoni e lei non riesce più a respirare. E intanto non riesce neanche a smettere di ridere. La cosa si fa seria. Al che io la guardo ammirata e dico: "ecco questo significa morire dal ridere."
Un ecatombe. È la fine. Nessuna delle due riesce più a smettere. Lei sta per soffocare. Diventa rossa. Cianotica. Magentotica. Quattro colori. Plastificata opaca.
E iniziano a scenderci le lacrime a tutte e due, come due madonne in apparizione.
Quando entra una collega a portarci un foglio da controllare. E noi con le convulsioni, i crampi, le lacrime, i kleenex e le aureole in testa, cerchiamo di spiegarle che stiamo lavorando per lei.
Sarà che non ci pagano per gli straordinari che faremo stanotte, però, non c'è che dire, nel nostro lavoro non possiamo mica lamentarci: il divertimento è compreso nel prezzo!
Oddio, adesso ho bisogno di una doccia. O di una grotta e tre pastorelli?

postato da collegues | 16:31 | commenti (9)

In india c'è questa passione per il cambio dei nomi. Varanasi Benares, Kolkati Calcutta, Mumbai Bombay. Da cui io ho fortissime probabilità di diventare una star di Mullywood. Tra le prime, tra l'altro.

postato da collegues | 10:00 | commenti (36)

lunedì, luglio 18, 2005

Un lontano pomeriggio di dicembre di dieci anni fa, ho scaricato lustri e lustri di rabbia e ho insultato mio padre come credevo meritasse e come credevo un padre non potesse mai accettare di essere trattato da una figlia. Ho usato epiteti, iperboli, metafore e francesismi per esprimergli l'opinione che avevo di lui, senza risparmiarmi.
Se ci penso ho in mente l'immagine di me attaccata al termosifone della cucina, che impreco e lo guardo dritto negli occhi con un odio nudo e sincero. Vedo l'onda d'urto delle mie urla crescere d'intensità e poi colpire i muri della cucina e rimbalzare, arrampicarsi, camminare sulle pareti e scivolare verso il basso. Sempre più in basso.
Poi più niente. La mia sfuriata (covata, pregustata e preparata da anni e anni) si è conclusa con la secca comunicazione che sarei andata a vivere fuori di casa. Fine della discussione.
Da lì a poco io e il professore (che ancora professore non era, e non era neanche troppo incozzato) abbiamo traslocato, utilizzando un bob rosso fiammante per affrontare la salita più dura con i carichi pesanti (c'era il ghiaccio e la macchina non ce la faceva a salire fino in cima alla collina) sulla colonna sonora del dottor zivago.
C'era chi diceva che al tempo assomigliassi a geraldine chaplin. E io, sarà, ma mi ci sentivo.
Erano le vacanze di natale e il primo giorno del 1996 mi sono ufficialmente lasciata alle spalle la mia infanzia, fatta dall'alternanza di magoni, mescolini e musi duri.
Dopo pochi giorni che ci eravamo trasferiti, ho avuto, non mi ricordo più per quale via, un contatto con mio padre.
In quel periodo mio padre era molto goloso di olive taggiasche, quelle piccole e scure, liguri. Ne era ghiotto. Ogni due o tre settimane andava in ghiaia a comprarne qualche etto sfuso, che poi rinvasava nei vasetti di vetro riciclati: sughi pronti, marmellata, sottaceti. Noi non potevamo avere accesso a quei vasetti. E se per caso qualche volta trasgredivamo la regola, lui ci guardava, a me, mia madre e mia sorella, come se avessimo compiuto un atto impuro o come se avessimo giaciuto nel suo letto insieme ad un estraneo che non fosse lui.
Ma dopo qualche giorno dalla mia sfuriata e dal mio trasferimento, è arrivata la dote di mio padre: due vasetti di olive taggiasche tutte per noi. Mi è sembrato il segno che avesse inghiottito le mie accuse e i miei insulti e che si fosse addirittura tolto di bocca le sue olive predilette per me. Come una madre che sfama i suoi cuccioli premasticando il cibo e infilandoglielo in bocca direttamente dalla sua bocca.
Ci sono padri che rivestono d'oro la figlia, che regalano automobili, perle, case. Ma per mio padre, che sfoga la sua ipocondria e il suo mal di vivere nel cibo, è stato sicuramente più difficile rinunciare a qualche etto di olive. E io e il non ancora professore abbiamo apprezzato a tal punto il suo gesto che abbiamo scattato una foto di quei vasetti e l'abbiamo incorniciata. I due vasetti assomigliavano un po' anche a noi. Uno più alto e uno più basso. Sembravamo noi. Pieni di entusiasmo e di velleità.
Quella era la mia eredità. Le cose che mi sarei portata dietro del mio passato.
Per anni la foto è stata sullo sfondo della mensola della cucina dove io tenevo le mie preziose spezie. Poi abbiamo abbandonato la città. Ci siamo trasferiti a milano. Abbiamo affittato la casa, fatto un altro trasloco durante altre vacanze di natale. E alla fine siamo andati a vivere in due diversi appartamenti di due diverse città.
Ma oggi è il mio compleanno. E venerdì ho ricevuto un altro regalo.
Sono tornata a casa e la padrona mi ha accolta di fretta per consegnarmi un pacco. Mi ha detto: "signora, è fortunata." Si ostina a chiamarmi signora. E mi ha detto che sono fortunata non perché ho ricevuto un pacco, no. A suo avviso sono fortunata perché lei era in casa e l'ha ritirato per conto mio, risparmiandomi code agli sportelli di qualche ufficio di periferia.
Sarà anche che è già accaduto di recente. Poche settimane fa ho ricevuto un altro pacco, infatti. E lei l'ha ritirato. Ecco perché sono fortunata.
L'altra volta mi aveva addirittura telefonato in ufficio per chiedermi se sapessi che cosa contenesse e chi l'avesse spedito. "C'è scritto scarponi, qui sopra. Sa cosa significa?" Le ho detto di sì, in modo molto vago. Era chiaro che sapevo benissimo cosa significasse quel pacco. Ma ho avuto un attacco di fremito e un brivido ironico alla schiena quando poi ha aggiunto: "speriamo che il mio gatto non si diverta ad aprirlo."
Sì, perché allora la padrona avrebbe scoperto la mia gabola. Avrebbe scoperto che non sono mancina, uno dei requisiti per essere ammessi nel suo palazzo: fare un lavoro creativo, essere nati in giugno o luglio ed essere mancini. E io su questo punto avevo mentito.
Certo, l'avrebbe scoperto, perché nel mio pacco sapevo benissimo che ci sarebbero state dentro tre cose: un paio di scarponi da trekking di goretex, una frusta di pelle nera intrecciata con l'impugnatura destra e un dildo a due velocità. E lei mi avrebbe smascherata.
Volevo fare cambio con il pacco veneziano in presunto arrivo per pin: anche il suo conteneva un paio di scarpe, di foggia più elegante delle mie, ma di taglia e tacco troppo alti per me. Oltre a un abito cinese e una parrucca.
Questa volta consegnandomi il pacco ha aggiunto, con fare sommesso e materno (di chi mi ha vista in condizioni pessime, scoppiare a piangere davanti a lei, tanto da finire per abbracciarla): "è del professore" sospirando, e abbassando gli occhi, come ad annunciarmi guai.
Così ho fatto le scale molto lentamente. Sono entrata in casa, ho sconquassato la pancia del mio gatto. Mi sono spogliata (faceva molto caldo). Ho appoggiato le chiavi di casa su uno degli scomparti semivuoti della libreria (semivuota da quando il professore se ne è andato e io non ho più spostato nulla, còlta dalla sindrome della gorgone). Gli ho affiancato il telefono. E poi sono andata in cucina a bere un lungo bicchiere d'acqua.
Ma il pacco mi aspettava sul tavolo di cristallo. Era avvolto con carta da pacco marrone e richiuso diligentemente con scotch di carta marrone. Ho iniziato il mio lavoro di denudamento. Senza ricorrere alle forbici. Sapevo che mi ci sarebbe voluto del tempo. E piano piano sono riuscita a vederne il contenuto: un altro imballo di cartone, di nuovo avvolto da scotch.
Ho capito il tuo gioco, professore. Giochiamo, anche se lentamente. Andiamo avanti. Mi stai dicendo che non è rimasto più nulla? Che ci siamo sgonfiati come palloncini alla fine di una festa di compleanno? O come bambole gonfiabili?
Dentro, un altro strato. Questa volta un cartone che a grandi lettere diceva: vitasnella. Come dire: la nostra dieta ha funzionato. Ci stiamo rimpicciolendo sempre più e invece di crescere diventiamo semplicemente più esigui. Come impone la città. E così via. Per strati e strati. È stata la volta del pluriball. E poi della carta da giornale: la prima pagina del manifesto con uno dei suoi titoli geniali. Underground zero, diceva, parlando degli attentati di londra.
E poi, finalmente, ecco il regalo.
Una cornice.
Con dentro una foto.
Con dentro i due vasetti di olive.
Gli stessi.
Completamente vuoti.
Qualcuno le ha mangiate.

postato da collegues | 15:31 | commenti (37)

Amati bastardi, ricordatevi tutti di osannare in ginocchio sul pavimento l'eccelsa Pon nel giorno in cui si celebra il suo provvidenziale arrivo sulla terra. Pon donaci ancora la tua luce divina e abbi pietà di noi che meritiamo solo punizioni, flagellazioni, mortificazioni e umiliazioni dalla tua mano giusta e potente. Facci male.

postato da collegues | 11:44 | commenti (4)

venerdì, luglio 15, 2005

Pon, Foo, Sgru, Nonci e gli altri amici del bondage avrei proprio un sacco di cose da dirvi, perché gli ultimi giorni sono stati un susseguirsi di eventi e dirette televisive. Ovviamente sempre Pin protagonista con lo share del 12%. Vorrei avere un tv sorrisi e canzoni della mia vita per raccontarvi le trame sintetiche dei maggiori appuntamenti del palinsesto della settimana. Ma non ce l'ho e fra pochi minuti devo lasciarvi perché devo andare da uno stallone carioca che mi aspetta in sala glande, evviva Dony! Che è proprio un dono del cielo, adesso devo decidere se concedere i diritti televisivi del mio primo selvaggio amplesso con lui sotto gli occhi sbigottiti dei miei colleghi. Ieri sera è stata uuna serata magica, dove Mr Vero Signore si è rivelato essere un uomo dal cuore grande cuore e con una grande cultura astrologica. Mi ha detto che il mio segno è retto da tre pianeti uno dei quali è quuello della parola, delle dipendenze e della massa muscolare!!!! Lo adoro! Il pianeta dico. Ma quante novità arrivano da lassù... Le stelle si sono ricordate di Pin, i pianeti mi favoriscono di nuovo. Sì sento che il cielo è proprio con me...perché si riposa sulle mie grandi spalle.

postato da collegues | 10:00 | commenti (32)

mercoledì, luglio 13, 2005

Chi ha avuto ha avuto.
Chi ha dato ha dato.
Scordiamoci il passato.
Siamo bondage tra la la.

postato da collegues | 11:30 | commenti (82)

lunedì, luglio 11, 2005

Per sempre è mai. Era questo quello che pensavo mentre camminavo a chiappe strette e spalle larghe nell'ennesimo infimo locale dove i miei amici degenerati mi aspettavano. Visi infossati, teste pelate, corpi abusati si dannavano in un buio fumoso e delirante, dove la pelle non scoperta era oscenamente adornata di fetticci, pelle, metallo, tatuaggi e orrori vari. Dagli angoli bui rumori di violenza, grugniti animali e sospiri dolorosi. A darmi il benvenuto c’era il bastardo con il pallino del fisting, pantaloni in pelle e dorso scoperto, bicipiti come ananas mature erano fasciati da una striscia rossa di lattice. I segnali non lasciavano dubbi, voleva scavare a fondo dentro me. Contrariamente al mio solito, lo fisso diritto negli occhi, non mi fai paura, c’è chi mi ha fatto più male di te. All’improvviso era chiaro. La mia vendetta. La sua umiliazione. Lo lascio sbavare per un po’ mentre rido e scherzo con i miei amici, ma senza mai dimenticarmi di lanciargli qualche briciola dei miei sguardi come esca. Ha abboccato. Pesca d’altura stanotte, non sai mai se è un merlin o uno squalo quando peschi a mare aperto. Qualsiasi cosa tu sia baby, ora diventerai un delfino in un acqua park. Lo stanco portandolo a spasso in lungo e largo. E’ sempre un passo dietro me. Mi segue. Vedo i suoi occhi infiammarsi, legge con ansia ciò che sbuca dalla mia canottiera. Glielo faccio credere che voglio salvare anche lui. Tenta di mettermi sotto, di girare la frittata. Ma io appena lui si ribella lo mollo, lascio scorrere la lenza. E poi torna sempre. Adesso basta, eccomi cedere al suo potere, piegarmi al suo dominio, eleggerlo mio signore. Vieni a prendermi padrone. Lui si avvicina sta per stringere i suoi pugni disgustosi sui miei polsi in una morsa d’acciaio che mi farà prigioniero. Ma come un fiume nel suo letto io scorro via lontano bagnandogli le mani senza lasciarle neanche immergere sotto la mia superficie. Mi guarda andare via, pronto a seguirmi ancora per giocare come una foca ammaestrata, mi giro lo guardo e poi mi tuffo tra le braccia del primo che passa, un primo calcolato da tempo, un uomo alto due metri, un vero signore a cui mi ero promesso con uno sguardo. Mentre la foca mi guarda ancora lo bacio appassionatamente, tirando il colpo finale alla mia preda. Ogni volta che ti guarderò appeso alle pareti del mio studio, trofeo imbalsamato giuro che ti dirò: ai suoi ordini padrone. AHHHHHHAAAA.

postato da collegues | 15:06 | commenti (82)

Superati vari scioc analfilattici, ponita ha deciso di fare una cosa che vale per tre, in stile bondage.
Uno: fare un viaggio importante da sola.
Due: fare un viaggio importante da sola che è anche un'avventura.
Tre: fare un viaggio importante da sola nella terra di mamma teresa, senza andare a casa sua.
Sì, vado in india. Una ragazza (di una certa età) a un certo punto della sua vita deve assolutamente andare in india, io credo.
Quest'anno, dopo avventure e disavventure, dopo affezioni e infezioni, ho capito che non ho bisogno di una vacanza. No. Ho bisogno di un viaggio. Di qualcosa che mi porti lontano e che da lì mi faccia ripartire per andare ancora oltre. Così mi sono decisa.
Partirò con uno zaino, scarpe comode e due guide che sono impegnative quanto la treccani porta a porta.
A questo punto le mie uniche preoccupazioni sono i profilattici. Quelli antitifici, quelli antimalarici, antiepatitici, antitetanici e antiantipatici.
L'antimalaria è pesantuccia. Che dite? Me la devo proprio fare? Voi che consigliate?

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venerdì, luglio 08, 2005

L'uomo più bello del mondo. La rockstar che fa 130 di legpress. L'uomo con l'uccello mollo più grande di colin farrel. Noi l'amiamo. Noi lo adoriamo. E' la nostra divinità bondage. E' la luce dei nostri occhi. Ed è in forma splendida!

postato da collegues | 12:58 | commenti (15)

giovedì, luglio 07, 2005

La verità è nascosta sotto un tappo di bottiglia che sia essa di cocalight, di vodka o di veleno. La verità la bevi in un sorso e poi vedi l’effetto che fa. La verità ha un sapore lungo ed è un concetto che si estende in varie direzioni. La verità è nelle pieghe del tuo cervello, multiforme e imprendibile, quando ne vedi una faccia hai già dimenticato l’altra. La verità è come un codice lungo lungo che se cerchi di ricordartelo tutto si confonde e ti resta in mente o l’inizio o la fine e poi mi sembra che… La verità ha bisogno di essere isolata per essere compresa, ed un pezzo alla volta devi sintetizzarla, privandola di tutto ciò che la circonda. Il tempo aiuta e per i prossimi sei minuti mi concentrerò senza pensare. Come un monaco buddista. Quest’estate non andrò né a Ibiza né a Mikonos. Lesbo? No a l'isola di Pin, dove al centro della foresta nel cratere del vulcano rinascerò da un utero di lava, denso come il miele.

postato da collegues | 11:44 | commenti (89)

mercoledì, luglio 06, 2005

La settimana delle perdite.

Pin ha sempre amato i total look, gli abbinamenti estremi, il coordinato a tutti i costi. Ricordo che da piccolo, avendo la sua cameretta in stile marinaretto (lanciando lo stile molto prima di JPG), pretendeva che chiunque vi entrasse indossasse una casacca alla Popeye o a limite un dolce vita a righe orizzontali.
Pin ha perso il pelo, pure quello, ma non il vizio. Così da quando ha madato in tilt la relazione con il maiale, ha deciso di fare pandant anche con il bancomat, poi con lo scooter perdendo l'unica copia della chiave, poi le chiavi di casa, e stamattina è fuori uso ancheil computer. Certo non si può attibuirgli tutta la colpa, come fa il suo analista, ma che cazzo, datte na svegliata.

postato da collegues | 12:49 | commenti (14)

martedì, luglio 05, 2005

Oggi abbiamo zolle di terra al posto del cielo. Bava di rospi sotto gli occhi. Ferite di spada al posto delle pupille. L'unica cosa al suo posto è un grande vuoto.
E due coglioni pesanti maturati al punto giusto. Pronti a marcire. O a marciare.

postato da collegues | 11:56 | commenti (86)

lunedì, luglio 04, 2005

Ho ufficialmente trovato il film del bondagecafe. Si tratta di un film che ha tre titoli. E già ci piace.
È datato. E anche questo non dispiace. L'hanno visto tutti. Che fa molto film da sbarco.
Si chiama "Cocktail per un cadavere", "Nodo alla gola" o "Rope" corda.
Non è perfetto?

postato da collegues | 18:42 | commenti (5)

Adesso ho capito perché mi attira tanto la terra di sandokan.
Malesia. UUUUUUUU. Maschio. Male. E sia!

postato da collegues | 16:29 | commenti (23)

L’autunno di Pin.
Questa volta darò la colpa al cambiamento climatico, in fondo sono sempre stato metereopatico. Sì, dev’essere per l’abbassamento della pressione atmosferica se oggi mi sembra di avere una vendemmia in corso a livello toracico. Chi ha messo sotto torchio questo grappolo d'uva rosso borgogna? Chi berrà questo mosto mesto di un cuore rosso dalla vergogna per aver pronunciato parole d'amore senza troppo maturare? Oh Leucade dove sei? Oh Saffo portami sulla tua isola e vestimi con i tuoi splendidi coturni Jimmy Choo.

postato da collegues | 12:45 | commenti (36)