Image Hosted by image.hostcubix.com

sabato, gennaio 29, 2005

Da quando in qua si serve il cafè freddo alla fine di gennaio? Ragazze siete sempre fuori stagione, fuori tempo e fuori luogo, come quando mi mandaste i vibratori e io dovetti sistemarvi per le feste. C'era scrito scegli la misura giusta per te... io all'epoca dovetti rispondere alquanto diplomaticamente ma oggi vi direi: che misura vuoi che scelga, cara? Sei cieca forse?
Mie adorate, sapeste in che situopazione mi trovo...è un po' come quando pon doveva andare al compleanno in campagna e ancora non si chiamava Pon. Sono stato invitato all'omicidio del porco, non il mio maiale, ma un porco sconosciuto. Questa è la dimostrazione che anche la provincia sa spiazzarti. Il programma dell'avvennimento mi è pervenuto solo in parte, in quanto al primo step ho già avuto un cedimento. COnsisteva nell'accendere dei fuochi per far bollire dell'acqua con cui poi si sarebbe....oddio non riesco a dirlo... poi penso a noncicapoisco che se legge sta male perché non riesce a uccidere nemmeno il tonno in scatola...Comunque il problema è un altro che cazzo mi metto? Considerate che immagin che l'assassino gi assassini siano dei manzi da paura...

postato da collegues | 14:35 | commenti (34)

giovedì, gennaio 27, 2005

Le insegne sono spente, nessuno parla più…

postato da collegues | 17:10 | commenti (13)

martedì, gennaio 25, 2005

Pare che il 2005 si iniziato alle insegne delle sorprese.

postato da collegues | 16:20 | commenti (29)

lunedì, gennaio 24, 2005

adoro le sorprese. e quelle vere mica capitano tutti i giorni. ok, magari ha contribuito il mio rincoglionimento causa serata très alcolica precedente al mio non essere minimamente insospettita, ma così almeno guadagna ancora di significato quanto descritto nel post precedente. quindi venerdì pon insiste a portarmi ancora fuori, cosa che ovviamente non è stata poi così difficile e con lei che mi dice 'già che mi hai rovinato la vita, almeno non lasciarmi sola stasera', che dovevo fare? allora, arriviamo in questo posto e inizialmente penso che sia uno scherzo, visto che si tratta del locae del buonuomo, per chi non si ricorda, colui che era geloso della mia fidanzata bice. cosa vorrà dirmi pon, vuole risparmiarmi diversi drink e scene in mutande prima di arrivare a baciare soggetti improbabili e servirmeli direttamente sul piattino? mah, facciamo che entriamo e ci beviamo su. Aaaaaaaaaaa! vedo la prima persona che conosco e penso 'ah, è già qui?', ma poi mi ricordo che non l'avevo neanche avvisata, perché pon diceva di aspettare, magari non saremmo rimaste tanto. e allora cerco di razionalizzare la teoria dell'inversione cronologica di causa e conseguenza e blah, nessuno capisce ma nemmeno io e allora quando capisco che sono tutti là per me è bello e mi sento come se non avessi mai smesso di bere dalla sera prima, ancora ubriaca. Ecco, mi hanno fatto la sorpresa, bellissima, grazie, grazie, grazie! e anche un sacco di regali, che poi mi hanno permesso di tornare vergine in compagnia di un pesce, mettere la testa a posto grazie ad un orgasmatron e cambiare look con diversi dettagli colorati e non. l'unico che non è riuscito a trasformarmi come avrebbe voluto è stato il meraviglioso G. che quando gli ho espresso la mia gratitudine per avermi accompagnata a casa sicura e sola, evitandomi così altre sorprese, in questo caso spiacevoli, del tipo svegliarmi di fianco a qualche coglione sconosciuto, bè, lì il meraviglioso G. mi ha archiviata definitivamente nella categoria 'amiche senza speranza'. volevo cercare di spiegare, non dico convertirlo alla filosofia degli acquari, ma almeno rendergliela comprensibile e credibile, ma ho lasciato perdere. lui è fatto così, certe cose non le capisce. d'altra parte che c'è da stupirsi, non è lui forse la stessa persona che alla festa lamentava la mancanza di testosterone in un mio interlocutore, quando invece, e chi conosce il soggetto in questione me lo confermerà, più testosterone di così proprio non si può!

bè, rimane solo da scoprire se il desiderio da me espresso in occasione della torta con candela (una, grazie anche qui!) non avrà degli effetti sconvolgenti sulla vita di pon. giuro pon, che ho cercato di rimanere più sul generico possibile nell'esprimerlo. salvo sorprese non dovrebbe succedere... no! non dico niente.

postato da collegues | 10:57 | commenti (45)

venerdì, gennaio 21, 2005

Neanche un minuto dopo aver compiuto gli anni, foo mi ha definitivamente rovinato la vita. Io non ho capito bene com'è successo, ma la cosa divertente è che non ha capito bene neanche lei. Anzi, gliel'ho dovuto raccontare io, come sempre, come sono andate le cose, perché lei stamattina non si ricordava nulla. Niente, il prologo è che ci siamo io e foo tutte contente, perché abbiamo trovato una cosa ancora più esplosiva utile e rivoluzionaria da lanciare nel mondo, più del caffè maculato, e ci sentiamo bene. Sì, perché indossiamo tutte e due sopra i jeans la risposta alla fighettaggine della settimana della moda, il non plus ultra del kitsch, l'apologia della sdrammatizzazione e dell'ironia. Ognuna di noi indossa un tanga cinese, modello ultrachic, sopra i jeans. Quello di foo è blu elettrico trasparente, con un piccolo pouf argentato sul davanti. Il mio è blu elettrico a forma di civetta, con tanto di occhietti in plastica movibili, come quelli dei peluche. Se ci vede elio fiorucci è fatta. Se ci vede qualcun altro siamo fatte. Stupide ma felici, proseguiamo la nostra serata. A un certo punto ci siamo noi due insieme ad altri due (di cui uno tornato giustappunto da melbourne), che beviamo qualcosa in un locale. In realtà andiamo dentro e fuori, come tossici a scaldarci con il lumino delle sigarette sotto i funghi che vivono in mezzo all'umidità di milano. Parliamo con il titolare del posto, un uomo tardone, marpione, cocainomane, che tra le altre cose foo sostiene che ci abbia invitato a casa sua a drogarci insieme (io questo non me lo ricordo). Si fa per gentilezza, lui foo la conosce da tempo e adesso la rivede volentieri dopo tanto.
Scocca la mezzanotte, e io salto al collo di foo (ah, sì, mi ricordo anche che lei mi ha presentato al tipo dicendo: questa è pon, la mia donna!!!), le do due baci beneaugurali, e lì capita il fattaccio. Mi distraggo un attimo ed è tutto un rincorrersi di eventi. Guardo davanti a me e vedo la solita scena raccapricciante: foo sta baciando anche abbastanza voluttuosamente il marpione. Li divido, dico a lui di non allargarsi troppo, che un bacio di compleanno è diverso. Lui fa il brillantone e mi risponde che infatti non si sta mica allargando, ma casomai sta stringendo. Non ho tempo di ribattergli. Si apre la porta alle mie spalle, vedo mister melbourne che mi dice scocciato che lui e l'altro se ne stanno andando. Esco, chiedo spiegazioni, lui mi dice bastemmiando che certe cose non si fanno, che siamo usciti con loro e che non possiamo stare lì, che foo sta limonando con quello schifoso balordo. Nel frattempo riesce anche a mandare a cagare un povero indiano e le sue rose, perché non vuole accettare cinque dollari australiani in cambio di niente. Io cerco di capire cosa c'è che non va, ma non ne ho il tempo, perché mister mel prende e se ne va.
Il suo amico mi chiede se deve andare a recuperarlo, io gli dico di sì. Ma vedo che va nella direzione opposta. Gli chiedo cosa cazzo sta facendo, e lui dice che va a prendere la macchina, perché a piedi mica lo becchiamo.
Effettivamente, oltre a questi scatti d'ira funesta, il tipo è famoso per avere dei penumatici al posto dei piedi e per aver percorso 800 chilometri a piedi in 15 giorni, in pellegrinaggio verso santiago de compostela, senza essere credente.
Io tento la via pedonale, ma l'ho già perso. Lo chiamo. Mi dice di ogni, mi dice che non vuole vedermi mai più e cose di nessun conto del genere. Io continuo a chiedergli cos'è che ho fatto. Ma poi sbatte giù e spegne il telefono.
Siccome non l'ho avuta vinta a parole e ho pochissime possibilità sul piano atletico, decido di giocare la carta dell'astuzia (con ulisse ha funzionato): mi dirigo dove presumo abbia posteggiato l'auto, in uno dei due chilometrici controviali di corso sempione. Cammino e cammino, cercando di ricordarmi quale cazzo di macchina possieda. So che è una renalut, ma proprio a me non c'è verso di far entrare in testa la differenza tra una scenic o una megane. Io sono rimasta alle punto e alle uno e alle ritmo. Fiat. Fiat lux. Renault peaugeot, che cazzonesot.
Cammino e cammino, poi però penso che non esiste. Ma come? Chi cazzo è questo che si permette di trattarmi così senza un movente? Datemi un movente e vi solleverò dai sensi di colpa, deve aver detto qualcuno una volta. Ah, no, quella era la leva. Insomma, io mi movo e decido di levarmi di torno. Torno sui miei passi, decisa ad andare a casa. Ormai è notte buia, profonda ed inoltrata.
Sto procedendo risoluta e con il diavolo in corpo, quando da lontano scorgo la sagoma di mister mel che sta venendo nella mia direzione. Rallento. Lui mi vede e rallenta.
Rallentiamo tutti e due, ma non siamo in un video pornosoft degli anni settanta. Rallentiamo finché lui si ferma. Lui si ferma e si volta. Si volta e comincia a correre. Corre, corre come un pazzo, corre fortissimo. Scappa a gambe levate!!! Allibita e lusingata (quando si dice di una: fa scappare gli uomini), mi metto a rincorrerlo pure io, ormai decisa a riacciuffarlo e a chiedergli spiegazioni (magari ci sarà un movente!!!). Lui corre. Io corro dietro a lui nei controviali. Corriamo tutti e due, superando incroci, macchine che sfrecciano, pedoni attoniti (avevo pensato di urlare che mi aveva borseggiato e di fermarlo, ma visto il target di frequentatori dei controviali di corso sempione alle due di notte, preferisco non fargli venire una bella idea in mente nel caso non ci avessero ancora pensato). Lui svolta in una via laterale, io lo mando sonoramente affanculo. Cazzo, io sto rincorrendo un uomo. Io. Non sia mai. Rallento, continuo a camminare ma rallento. Svolto anch'io, sempre più stupita da lui e da me stessa. Pon che corre dietro a un pazzo che scappa. Pon ubriaca (ecco, questo sia detto a mia discolpa) che fa tutto questo. Incredibile. Lascio che il fuggitivo si metta nei panni di harrison ford e io decido di rincorrere i miei passi sulla via del ritorno.
Ah, mi spiace. La storia finisce qui. Del profugo nessuna traccia.
Certo che foo ci ha messo poco per crescere e fare il suo primo danno da donna più grande e più matura. Pare sia ricominciata la storia per cui se fa qualcosa lei, le conseguenze ricadono su di me.
L'unica accorgimento che ho messo in atto stamattina è stato quello di indossare delle scarpe con il tacco a spillo. Volevo inviargli un sms che dice: "oggi mi sono messa le scarpe col tacco, così se per caso ti vedo e tu scappi, a me passa la voglia di correrti dietro." ma non l'ho ancora spedito. Dopo tanti rumori di tacchi, preferisco il silenzio.

postato da collegues | 11:35 | commenti (35)

giovedì, gennaio 20, 2005

Continuano i propositi ritardati per l'anno nuovo. In quest'epoca di crisi dei valori, noi del bondagecafè abbiamo deciso di buttarci a pesce sulla religione. Amen. Anzi, Ahmen.

postato da collegues | 11:48 | commenti (26)

mercoledì, gennaio 19, 2005

Ho deciso di uscire dalla logica della produttività e della competitività. Tutti che lavorano, lavorano e si danno un gran da fare. Voglio smetterla con questa corsa al performativismo. Ho deciso di iniziare dalle piccole cose. E siccome per riempisi lo stomaco c'è un modo più simile all'azzeramento orientale, rispetto al mangiare, magari inizio da lì. Sì, perchè per mangiare bisogna masticare e mettere in moto centinaia e centinaia di muscoli facciali e poi tutto l'apparato digerente e l'intestino crasso e lasso. Allora ho deciso che per avvicinarmi alla perfezione zen, sceglierò qualcosa che riempie ugualmente lo stomaco, ma scende giù liscio senza muovere alcunché: mi butterò sul bere.

postato da collegues | 14:11 | commenti (46)

lunedì, gennaio 17, 2005

Com'è che se la mia cavalla ha portato tutto il giorno in giro il mio peso (pure incinta di sette mesi), alla sera ero io ad avere la schiena distrutta? E anche se avevo io il frustino in mano, è stata lei a darmi il colpo della strega?

postato da collegues | 14:29 | commenti (21)

venerdì, gennaio 14, 2005

Questo finesettimana non ci sono per nessuno. Se vedete quell'amazzone imbranata sulla neve, sono io. E niente gatti. Solo valchirie.

postato da collegues | 18:06 | commenti (5)

giovedì, gennaio 13, 2005

Ieri sera ero davanti alla tele, col gatto incollato sopra. Quando è partita la pubblicità, ho capito molte cose. C'era uno spot di crocchette per gatti. Un cucciolo molto carino scende da una scala di metallo, tipo vanda osiris, poi sparisce dietro il sacchetto di crocche e ricompare gagliardo e cresciutello dall'altra parte del sacchetto. Quando la maiuscola ha visto comparire in video il gattino si è agitata da morire, e si è tutta protesa verso lo schermo. Quando poi è spuntato fuori il bonazzo cresciuto lei si è addirittura gonfiata e ha spinto ancora di più avanti il muso. Stava guardando attentissima. Non l'aveva mai fatto. Lo so, di solito i gatti non usano molto la vista. E neppure lei. Ha iniziato da quando in casa ho messo uno specchio, che ce la trovo sempre davanti, che tenta di guardare cosa c'è dietro, spostando la testa a destra e a sinistra inutilmente. Ma non è questo il punto. Il punto è che ho capito che la maiuscola si sente sola. Ed è un brutto segno. Sì, perché un gatto non può ridursi a guardare la tivù.

postato da collegues | 12:30 | commenti (18)

Già che sono passate settimane, ormai se ne può parlare. Vorrei fare solo un piccolo elenco dei doni che ritengo più esemplificativi che sono girati quest'anno tra le mie conoscenze. Il primo fa già eccezione. Non è un regalo. È un autoregalo, tipo una masturbazione o un autoscatto. Che si sono fatti due giovani innamorati europei in bolletta: dopo aver guadagnato copiosamente grazie al volantinaggio (distribuzione di santini di babbo natale retribuita), i due giovani che convivono da poco e non hanno fisso lavoro, hanno deciso di realizzare il loro sogno. Hanno comprato un'asciugabiancheria. Ho dovuto chiudere gli occhi per visualizzarla, perché prima di questo facevo fatica a capire come fosse fatta. Sostanzialmente è come una lavatrice, ma non lava e non centrifuga. Forse si può ugualmente usare come base sussultoria nelle sessioni di sesso casalingo. Ma questo è da verificare. Il secondo è il regalo che i miei genitori hanno fatto a mio cognato, insomma il marito di mia sorella. Si tratta di un aspirabriciole elettrico. Pensavo fosse un regalo sbagliato, ma ho dovuto ricredermi quando mio cognato ha detto che ne conosceva il prezzo, sintomo evidente che voleva acquistarne uno per suo conto, anche lui in un impeto masturbatorio, che si vede che quest'anno andava molto. Il terzo è qualcosa che mi fa pensare a mister wolf, aka harvey keitel. L'hanno fatto la sorella e il fidanzato della sorella alla mia amica campestre, quella che ha il cavallo che si chiama come me al femminile. Questo è professionale. Si tratta di una valigetta quarantottore dotata di doppia combinazione di sicurezza e scatto automatico, che contiene la bellezza di decine e decine di coltelli. Coltelli per i surgelati. Coltelli per il pane. Coltelli per disossare. Coltelli per ammazzare a mani nude un bue, ma anche comuni coltelli da pasto, da frutta, da arrosto, da controfiletto, da gallina, da roast-beef e da pesce al cartoccio. Se è vero che i regali portano con sè un valore aggiunto, almeno quello poteva non risentire della crisi?

postato da collegues | 10:38 | commenti (6)

martedì, gennaio 11, 2005

Ci provo. Stanotte ho fatto un sogno che sembra vero. E vorrei condividere con voi. Lo so che di solito i sogni annoiano se non sei innamorato di chi li racconta, tipo i ricordi d'infanzia, ma questo è talmente verosimile, che sembra addirittura un episodio della sitcom vagabondage. C'era una ragazza ammalata, a casa di un tipo che non era il suo fidanzato, ma era sicuramente uno con cui lei aveva un intrallazzo. Si capiva dal modo in cui lui la guardava. O forse dai segni di mollette che lei aveva sui capezzoli? Non mi ricordo. Su questo punto il sogno non era chiaro. Comunque. C'era questa, che chiamerò pen, a casa di questo, che chiamerò venuto, perché aveva la faccia da immigrato italiano. (ma perché nei sogni non ci sono i sottotitoli coi nomi?). C'era anche un amico di venuto, che chiamerò lo stretto. Lo stretto aveva un appuntamento. Non a messina, ma con una lolitona poco più che ventenne. Per andarci si è messo una giacca di venuto. Che non era una giacca a vento. Poi ha telefonato al suo amico venuto e gli ha chiesto se poteva venire a casa sua con la lolitona poco più che ventenne e con un'amica della stessa. Venuto ha acconsentito. Perché a casa di uno che nel sogno si chiama venuto è normale che ci sia gente che va e che viene. Quando è arrivata, la lolitona si è erta in tutta la sua lolitudine. Alta, sbiondazza, senza linea di confine tra il busto e il culo. Insomma una praticamente senza vita, anche dal punto di vista dei contenuti. Con una minigonna plissettata di jeans e degli scaldamuscoli rossi. E una faccia da cane sbattuto contro un muro. I quattro (erano quattro? Adesso li conto) sono andati in pizzeria (che cosa triste), ma la pizzeria di un assassino politico, per cui una pizzeria che in sogno aveva un certo suo qual fascino disgusto. Nel sogno pen ha mangiato un pesce enorme, e qui non sto ad indagare sul possibile significato fallico del pesce, che comunque non era nè crudo nè tonno (ed è già qualcosa). Almeno credo. Poi è arrivata l'amica della lolitona, questa qui nel sogno si chiamerebbe tona, diminutivo di tettona, anche se di diminutivo non aveva niente, anzi aveva maggiorazioni dappertutto, che tutti gli esercenti si sarebbero lamentati. Ma neanche troppo. Poi pen sparisce dal sogno e al tavolo rimangono solo gli altri quattro (sono quattro? Adesso li conto). Mentre discorrono amorevolmente del più e del meno (forse più del meno che del più, a pensarci bene), tona prende in mano la situazione stagnante, si caccia entrambe le mani dentro la canotta slabbrata e sfodera le due tettone come due armi affilatissime, stringendosi un capezzolo tra due dita e chiede: "ce le ho piccole?" Lo so. Sembra strano. Ma è solo un sogno e nei sogni succede anche di peggio. E infatti. Dopo questa scena, arrivano al tavolo anche tre uomini di razza allupati (quelli non in estinzione e non solo di montagna) e cercano di assistere allo spettacolo. Lolitona e tona spiegano a gran voce che gli piace farsi pestare a sangue dagli uomini. Venuto (che grazie al suo nome è già venuto in passato e non si fa stupire da nulla, beato lui) decide di uscire fuori e di tornare a casa. Mentre si dirigono alla macchina, la lolitona ficca la lingua in bocca a venuto, che cerca di respingerla, ma intanto al volante c'è lo stretto che non vuole ritornare a casa prima di essere venuto. E dietro la lolitona non demorde, scopre un seno senza curve e quando venuto le dice che vuole andare a cercare pen, lei sferra l'ultimo attacco: infila la mano dentro i jeans di venuto e glielo prende in mano. Ahimè, venuto. E qui il sogno finisce. E inizia l'incubo. Pen sta dormendo ancora, ah, no, quella è pon che sogna. No, anche pen sta dormendo. Ma al piano di sotto arriva lo stretto con lolitona e tona e lei vuole vestirsi da vendicatrice mascherata bondage e andare a frustarle. Ma è solo un sogno e lei non si regge in piedi. Nel frettampo lolitona ha ammesso che ha trent'anni e un cervello da gallina. Lo stretto ci prova con tona, visto che lolitona ci stava col suo amico. Così va in bianco con entrambe. Pen è tutta sudata causa il sogno e la febbre. Ah, no, quella è pon, che non c'entra un cazzo in questo sogno. Il sogno finisce ancora. Pen suda. Venuto è felice. Lo stretto anche, perché sta organizzando un incontro a quattro coi fiocchi e coi fiocchetti. Per il resto volano virus e scaldamuscoli dappertutto. Cosa vorrà dire?

postato da collegues | 20:25 | commenti (31)

lunedì, gennaio 10, 2005

Quello splendore divino di foo è tornata dal regno dell'euforia. E mi a portato in dono come i re magi due sostanze che sembrano fatte apposta per me. Si tratta di uno shampoo e di un balsamo che si chiamano wellapon. Tipo well-a-pon. Tutto bene pon. O bene un pon. Da cui deriva che pon è anche sinonimo di cazzo. Wellapon. Beneuncazzo. Buongiorno, qui si lavora. E lì?

postato da collegues | 11:18 | commenti (61)

domenica, gennaio 09, 2005

Scrivere su questo blog è come regalare creme rassodanti ad una anoressica. Soddisfi il tuo cinismo e  alimenti la follia altrui. Ciao ragazzi...vi scrivo per dirvi che stamattina al frutta ho creduto di sentire un coro che intonava BON DAGE BON DAGE BON Dage e invece dicevano watch down watch down watch down, ma lo capito solo perchè poi lo ha detto anche la canzone. Comunque le guerre intestine per il potere hanno generato caos e io ne ho pagato le spese, infatti nessuna delle ragazze è corsa in mia difesa quando due bruti hanno cercato di appofittarsi di me. Ai tempi del triumvirato tutto questo non sarebbe successo. In effetti ho assistito alla caduta dell'impero in diretta, Kelly è tracollata nel centro della pista. So che oggi torna Foo, ma è una mia deduzione, quindi vorrei augurarle il bentornato a casa. Io e pon non ci siamo fatti gli auguri di buon anno, perchè io ero troppo assorto dall'enigma metabolico del capitone. Ma forse anche Pon lo era.

Mi mancate, come le figurine nell album Panini.

postato da collegues | 20:34 | commenti (6)

mercoledì, gennaio 05, 2005

A volte mi stupisco di quanto riesco ad essere spietata. Che abbia la morte al posto della giacca o la notte al posto del letto, entro, mi siedo, accendo il mio marchingegno e faccio il mio lavoro. Vado di là, in riunione, presento, argomento, spalleggio, con grande agilità, come se credessi veramente a quello che sto dicendo.
Io non riesco proprio a ricordarmi quand'è stata l'ultima volta che mi sono sentita agitata o in imbarazzo quando dovevo parlare davanti a qualcuno, specie per fini professionali, o di studio. Un po' mi manca quell'emozione. La mia faccia tosta non so se mi diverte o mi spaventa. Ho sempre considerato che questa cosa la so fare e gli altri lo capiscono subito. E allora non ci sarebbe neanche bisogno di girare intorno alle nostre argomentazioni. Basterebbe starsene buoni con questa consapevolezza. E io parlo, discuto, sostengo. E strappo anche qualche sorriso, come se quella che mi sento addosso fosse una faccia con un paesaggio in cui è possibile un campo di sorrisi.

postato da collegues | 12:41 | commenti (12)

martedì, gennaio 04, 2005

Mi è venuto un dubbio tremendo. Ma quell'esibizionista atmosferica dellaele, non sarà mica andata a fare la bellavita dalle parte del maremoto? Di solito dove va lei succedono grossi guai naturali. Avete sue notizie, o dobbiamo mettere un annuncio sul sito della protezione civile, alla ricerca di tale laele, scrittrice di haiku, che sta per sposarsi con il nome di una via e che pochi mesi fa è andata a fare il panino al ristorante di cuba?

postato da collegues | 11:39 | commenti (23)

sabato, gennaio 01, 2005

Ho già capito che per un sacco di tempo sarò quella che a ogni cosa che sente e vede, dice: ah, io ce l'avevo il primo cd dei beastie boys, ah, io ce l'avevo un libro che si intitolava tsunami. E roba pesante del genere. So che sarà così, ma poi passerà, in un modo o nell'altro.
Allora, sorvolando sugli strani messaggi che devo aver spedito stanotte a vanvera e a raffica (non me ne ricordo esattamente, ma ho ricevuto risposte sul mio telefono, che per il discorso del commento quà sotto dell'altro post, forse significa che qualcuno mi ha risposto e deve averceli messi dentro il mio telefono - sì, va bene, sono ancora ubriaca, e allora?), volevo dire una cosa importante, che mi ha sconvolto/a (si può dire in tutti e due i modi, ma dipende se una vuole dare più importanza all'essere sconvolti in sé, oppure al fatto che la cosa ha sconvolto me medesima).
L'altra note ho ricevuto un messaggio di foo dall'argentina.
Posso dirlo, no, che foo è in argentina? Vabbé, casomai farò finta di essermi inventata una destinazione.
Comunque mi ha scritto: "pon, mi sono innamorata."
Cazzo, io sono saltata dal letto e ho pensato che stavo sognando. Foo innamorata non si è mai vista sulla faccia della terra, voglio dire foo proprio foo che diventa melensa e svenevole e scema per qualcuno. È un bene che non sia mai successo, perché così lei continua ad essere razionale e lucida (che poi una lucida fa anche un po' schifo, che sembra che sudi). Per carità, niente da dire. Però foo innamorata mi sembra qualcosa che esula dalla capacità contenitiva della mia piccola mente. Incontenibile. Non riesco proprio a concepirla, in senso petrarchesco e santagostiniano del termine (e mo come sono dolce stil novo, quest'anno). Ecco.
Ma il messaggio non era finito. E io avevo già i rivoletti di sudore che mi solcavano le ascelle e la fronte (io sì, lucida), anche se dormivo in una specie di ghiacciaia, perché nella casa di campagna in cui sono c'è sempre la stanza degli ospiti che vuole preservare le amicizie immacolate e così le iberna, per precauzione. Comunque, mi sa che quest'anno divago. Pazienza.
Foo, dicevo, foo, non devo distrarmi. Foo.
Diceva: "È grande, gentile, solare, di una bellezza incredibile." (io avevo le lacrime alle ginocchia) "si chiama buenos aires."
Io dico. Ma insomma. A quella imavida della mia amica non basta un uomo solo, no. Lei vuole un'iontera città. E poi sorvoliamo sul fatto che le città, e non solo per genere grammaticale, sono femmine, che quindi sarebbe tutto da riscrivere. Facciamo che lo facciamo un'altrea volta, che adesso effettivamente è meglio se mi aqquatto, mi deboscio e mi dileguo.
Buon anno a tutti, signori e signore. Lasciamoci alle spalle le cose che sono già cadute dalle spalle, tipo forfora (che non conosco nesuno affezionato alla sua forfora, ma posso sempre sbagliarmi), e andiamo avanti.
Vorrei cose che ci facciano sentire meglio. No. Che ci facciano sentire proprio bene. Tesori, davvero, che il 2005 sia con noi e soprattutto che noi siamo con il 2005 per tutto il tempo che sarà necessario.
Tanto lo sappiamo che prima o poi finisce.

postato da collegues | 14:00 | commenti (18)