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sabato, gennaio 29, 2005 Da quando in qua si serve il cafè freddo alla fine di gennaio? Ragazze siete sempre fuori stagione, fuori tempo e fuori luogo, come quando mi mandaste i vibratori e io dovetti sistemarvi per le feste. C'era scrito scegli la misura giusta per te... io all'epoca dovetti rispondere alquanto diplomaticamente ma oggi vi direi: che misura vuoi che scelga, cara? Sei cieca forse?
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14:35 | commenti (34)
giovedì, gennaio 27, 2005 Le insegne sono spente, nessuno parla più… postato da collegues |
17:10 | commenti (13)
martedì, gennaio 25, 2005 Pare che il 2005 si iniziato alle insegne delle sorprese. postato da collegues |
16:20 | commenti (29)
lunedì, gennaio 24, 2005 adoro le sorprese. e quelle vere mica capitano tutti i giorni. ok, magari ha contribuito il mio rincoglionimento causa serata très alcolica precedente al mio non essere minimamente insospettita, ma così almeno guadagna ancora di significato quanto descritto nel post precedente. quindi venerdì pon insiste a portarmi ancora fuori, cosa che ovviamente non è stata poi così difficile e con lei che mi dice 'già che mi hai rovinato la vita, almeno non lasciarmi sola stasera', che dovevo fare? allora, arriviamo in questo posto e inizialmente penso che sia uno scherzo, visto che si tratta del locae del buonuomo, per chi non si ricorda, colui che era geloso della mia fidanzata bice. cosa vorrà dirmi pon, vuole risparmiarmi diversi drink e scene in mutande prima di arrivare a baciare soggetti improbabili e servirmeli direttamente sul piattino? mah, facciamo che entriamo e ci beviamo su. Aaaaaaaaaaa! vedo la prima persona che conosco e penso 'ah, è già qui?', ma poi mi ricordo che non l'avevo neanche avvisata, perché pon diceva di aspettare, magari non saremmo rimaste tanto. e allora cerco di razionalizzare la teoria dell'inversione cronologica di causa e conseguenza e blah, nessuno capisce ma nemmeno io e allora quando capisco che sono tutti là per me è bello e mi sento come se non avessi mai smesso di bere dalla sera prima, ancora ubriaca. Ecco, mi hanno fatto la sorpresa, bellissima, grazie, grazie, grazie! e anche un sacco di regali, che poi mi hanno permesso di tornare vergine in compagnia di un pesce, mettere la testa a posto grazie ad un orgasmatron e cambiare look con diversi dettagli colorati e non. l'unico che non è riuscito a trasformarmi come avrebbe voluto è stato il meraviglioso G. che quando gli ho espresso la mia gratitudine per avermi accompagnata a casa sicura e sola, evitandomi così altre sorprese, in questo caso spiacevoli, del tipo svegliarmi di fianco a qualche coglione sconosciuto, bè, lì il meraviglioso G. mi ha archiviata definitivamente nella categoria 'amiche senza speranza'. volevo cercare di spiegare, non dico convertirlo alla filosofia degli acquari, ma almeno rendergliela comprensibile e credibile, ma ho lasciato perdere. lui è fatto così, certe cose non le capisce. d'altra parte che c'è da stupirsi, non è lui forse la stessa persona che alla festa lamentava la mancanza di testosterone in un mio interlocutore, quando invece, e chi conosce il soggetto in questione me lo confermerà, più testosterone di così proprio non si può!
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10:57 | commenti (45)
venerdì, gennaio 21, 2005 Neanche un minuto dopo aver compiuto gli anni, foo mi ha definitivamente rovinato la vita. Io non ho capito bene com'è successo, ma la cosa divertente è che non ha capito bene neanche lei. Anzi, gliel'ho dovuto raccontare io, come sempre, come sono andate le cose, perché lei stamattina non si ricordava nulla. Niente, il prologo è che ci siamo io e foo tutte contente, perché abbiamo trovato una cosa ancora più esplosiva utile e rivoluzionaria da lanciare nel mondo, più del caffè maculato, e ci sentiamo bene. Sì, perché indossiamo tutte e due sopra i jeans la risposta alla fighettaggine della settimana della moda, il non plus ultra del kitsch, l'apologia della sdrammatizzazione e dell'ironia. Ognuna di noi indossa un tanga cinese, modello ultrachic, sopra i jeans. Quello di foo è blu elettrico trasparente, con un piccolo pouf argentato sul davanti. Il mio è blu elettrico a forma di civetta, con tanto di occhietti in plastica movibili, come quelli dei peluche. Se ci vede elio fiorucci è fatta. Se ci vede qualcun altro siamo fatte. Stupide ma felici, proseguiamo la nostra serata. A un certo punto ci siamo noi due insieme ad altri due (di cui uno tornato giustappunto da melbourne), che beviamo qualcosa in un locale. In realtà andiamo dentro e fuori, come tossici a scaldarci con il lumino delle sigarette sotto i funghi che vivono in mezzo all'umidità di milano. Parliamo con il titolare del posto, un uomo tardone, marpione, cocainomane, che tra le altre cose foo sostiene che ci abbia invitato a casa sua a drogarci insieme (io questo non me lo ricordo). Si fa per gentilezza, lui foo la conosce da tempo e adesso la rivede volentieri dopo tanto.
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11:35 | commenti (35)
giovedì, gennaio 20, 2005 Continuano i propositi ritardati per l'anno nuovo. In quest'epoca di crisi dei valori, noi del bondagecafè abbiamo deciso di buttarci a pesce sulla religione. Amen. Anzi, Ahmen. postato da collegues |
11:48 | commenti (26)
mercoledì, gennaio 19, 2005 Ho deciso di uscire dalla logica della produttività e della competitività. Tutti che lavorano, lavorano e si danno un gran da fare. Voglio smetterla con questa corsa al performativismo. Ho deciso di iniziare dalle piccole cose. E siccome per riempisi lo stomaco c'è un modo più simile all'azzeramento orientale, rispetto al mangiare, magari inizio da lì. Sì, perchè per mangiare bisogna masticare e mettere in moto centinaia e centinaia di muscoli facciali e poi tutto l'apparato digerente e l'intestino crasso e lasso. Allora ho deciso che per avvicinarmi alla perfezione zen, sceglierò qualcosa che riempie ugualmente lo stomaco, ma scende giù liscio senza muovere alcunché: mi butterò sul bere. postato da collegues |
14:11 | commenti (46)
lunedì, gennaio 17, 2005 Com'è che se la mia cavalla ha portato tutto il giorno in giro il mio peso (pure incinta di sette mesi), alla sera ero io ad avere la schiena distrutta? E anche se avevo io il frustino in mano, è stata lei a darmi il colpo della strega? postato da collegues |
14:29 | commenti (21)
venerdì, gennaio 14, 2005 Questo finesettimana non ci sono per nessuno. Se vedete quell'amazzone imbranata sulla neve, sono io. E niente gatti. Solo valchirie. postato da collegues |
18:06 | commenti (5)
giovedì, gennaio 13, 2005 Ieri sera ero davanti alla tele, col gatto incollato sopra. Quando è partita la pubblicità, ho capito molte cose. C'era uno spot di crocchette per gatti. Un cucciolo molto carino scende da una scala di metallo, tipo vanda osiris, poi sparisce dietro il sacchetto di crocche e ricompare gagliardo e cresciutello dall'altra parte del sacchetto. Quando la maiuscola ha visto comparire in video il gattino si è agitata da morire, e si è tutta protesa verso lo schermo. Quando poi è spuntato fuori il bonazzo cresciuto lei si è addirittura gonfiata e ha spinto ancora di più avanti il muso. Stava guardando attentissima. Non l'aveva mai fatto. Lo so, di solito i gatti non usano molto la vista. E neppure lei. Ha iniziato da quando in casa ho messo uno specchio, che ce la trovo sempre davanti, che tenta di guardare cosa c'è dietro, spostando la testa a destra e a sinistra inutilmente. Ma non è questo il punto. Il punto è che ho capito che la maiuscola si sente sola. Ed è un brutto segno. Sì, perché un gatto non può ridursi a guardare la tivù. postato da collegues |
12:30 | commenti (18)
Già che sono passate settimane, ormai se ne può parlare. Vorrei fare solo un piccolo elenco dei doni che ritengo più esemplificativi che sono girati quest'anno tra le mie conoscenze. Il primo fa già eccezione. Non è un regalo. È un autoregalo, tipo una masturbazione o un autoscatto. Che si sono fatti due giovani innamorati europei in bolletta: dopo aver guadagnato copiosamente grazie al volantinaggio (distribuzione di santini di babbo natale retribuita), i due giovani che convivono da poco e non hanno fisso lavoro, hanno deciso di realizzare il loro sogno. Hanno comprato un'asciugabiancheria. Ho dovuto chiudere gli occhi per visualizzarla, perché prima di questo facevo fatica a capire come fosse fatta. Sostanzialmente è come una lavatrice, ma non lava e non centrifuga. Forse si può ugualmente usare come base sussultoria nelle sessioni di sesso casalingo. Ma questo è da verificare. Il secondo è il regalo che i miei genitori hanno fatto a mio cognato, insomma il marito di mia sorella. Si tratta di un aspirabriciole elettrico. Pensavo fosse un regalo sbagliato, ma ho dovuto ricredermi quando mio cognato ha detto che ne conosceva il prezzo, sintomo evidente che voleva acquistarne uno per suo conto, anche lui in un impeto masturbatorio, che si vede che quest'anno andava molto. Il terzo è qualcosa che mi fa pensare a mister wolf, aka harvey keitel. L'hanno fatto la sorella e il fidanzato della sorella alla mia amica campestre, quella che ha il cavallo che si chiama come me al femminile. Questo è professionale. Si tratta di una valigetta quarantottore dotata di doppia combinazione di sicurezza e scatto automatico, che contiene la bellezza di decine e decine di coltelli. Coltelli per i surgelati. Coltelli per il pane. Coltelli per disossare. Coltelli per ammazzare a mani nude un bue, ma anche comuni coltelli da pasto, da frutta, da arrosto, da controfiletto, da gallina, da roast-beef e da pesce al cartoccio. Se è vero che i regali portano con sè un valore aggiunto, almeno quello poteva non risentire della crisi? postato da collegues |
10:38 | commenti (6)
martedì, gennaio 11, 2005 Ci provo. Stanotte ho fatto un sogno che sembra vero. E vorrei condividere con voi. Lo so che di solito i sogni annoiano se non sei innamorato di chi li racconta, tipo i ricordi d'infanzia, ma questo è talmente verosimile, che sembra addirittura un episodio della sitcom vagabondage. C'era una ragazza ammalata, a casa di un tipo che non era il suo fidanzato, ma era sicuramente uno con cui lei aveva un intrallazzo. Si capiva dal modo in cui lui la guardava. O forse dai segni di mollette che lei aveva sui capezzoli? Non mi ricordo. Su questo punto il sogno non era chiaro. Comunque. C'era questa, che chiamerò pen, a casa di questo, che chiamerò venuto, perché aveva la faccia da immigrato italiano. (ma perché nei sogni non ci sono i sottotitoli coi nomi?). C'era anche un amico di venuto, che chiamerò lo stretto. Lo stretto aveva un appuntamento. Non a messina, ma con una lolitona poco più che ventenne. Per andarci si è messo una giacca di venuto. Che non era una giacca a vento. Poi ha telefonato al suo amico venuto e gli ha chiesto se poteva venire a casa sua con la lolitona poco più che ventenne e con un'amica della stessa. Venuto ha acconsentito. Perché a casa di uno che nel sogno si chiama venuto è normale che ci sia gente che va e che viene. Quando è arrivata, la lolitona si è erta in tutta la sua lolitudine. Alta, sbiondazza, senza linea di confine tra il busto e il culo. Insomma una praticamente senza vita, anche dal punto di vista dei contenuti. Con una minigonna plissettata di jeans e degli scaldamuscoli rossi. E una faccia da cane sbattuto contro un muro. I quattro (erano quattro? Adesso li conto) sono andati in pizzeria (che cosa triste), ma la pizzeria di un assassino politico, per cui una pizzeria che in sogno aveva un certo suo qual fascino disgusto. Nel sogno pen ha mangiato un pesce enorme, e qui non sto ad indagare sul possibile significato fallico del pesce, che comunque non era nè crudo nè tonno (ed è già qualcosa). Almeno credo. Poi è arrivata l'amica della lolitona, questa qui nel sogno si chiamerebbe tona, diminutivo di tettona, anche se di diminutivo non aveva niente, anzi aveva maggiorazioni dappertutto, che tutti gli esercenti si sarebbero lamentati. Ma neanche troppo. Poi pen sparisce dal sogno e al tavolo rimangono solo gli altri quattro (sono quattro? Adesso li conto). Mentre discorrono amorevolmente del più e del meno (forse più del meno che del più, a pensarci bene), tona prende in mano la situazione stagnante, si caccia entrambe le mani dentro la canotta slabbrata e sfodera le due tettone come due armi affilatissime, stringendosi un capezzolo tra due dita e chiede: "ce le ho piccole?" Lo so. Sembra strano. Ma è solo un sogno e nei sogni succede anche di peggio. E infatti. Dopo questa scena, arrivano al tavolo anche tre uomini di razza allupati (quelli non in estinzione e non solo di montagna) e cercano di assistere allo spettacolo. Lolitona e tona spiegano a gran voce che gli piace farsi pestare a sangue dagli uomini. Venuto (che grazie al suo nome è già venuto in passato e non si fa stupire da nulla, beato lui) decide di uscire fuori e di tornare a casa. Mentre si dirigono alla macchina, la lolitona ficca la lingua in bocca a venuto, che cerca di respingerla, ma intanto al volante c'è lo stretto che non vuole ritornare a casa prima di essere venuto. E dietro la lolitona non demorde, scopre un seno senza curve e quando venuto le dice che vuole andare a cercare pen, lei sferra l'ultimo attacco: infila la mano dentro i jeans di venuto e glielo prende in mano. Ahimè, venuto. E qui il sogno finisce. E inizia l'incubo. Pen sta dormendo ancora, ah, no, quella è pon che sogna. No, anche pen sta dormendo. Ma al piano di sotto arriva lo stretto con lolitona e tona e lei vuole vestirsi da vendicatrice mascherata bondage e andare a frustarle. Ma è solo un sogno e lei non si regge in piedi. Nel frettampo lolitona ha ammesso che ha trent'anni e un cervello da gallina. Lo stretto ci prova con tona, visto che lolitona ci stava col suo amico. Così va in bianco con entrambe. Pen è tutta sudata causa il sogno e la febbre. Ah, no, quella è pon, che non c'entra un cazzo in questo sogno. Il sogno finisce ancora. Pen suda. Venuto è felice. Lo stretto anche, perché sta organizzando un incontro a quattro coi fiocchi e coi fiocchetti. Per il resto volano virus e scaldamuscoli dappertutto. Cosa vorrà dire? postato da collegues |
20:25 | commenti (31)
lunedì, gennaio 10, 2005 Quello splendore divino di foo è tornata dal regno dell'euforia. E mi a portato in dono come i re magi due sostanze che sembrano fatte apposta per me. Si tratta di uno shampoo e di un balsamo che si chiamano wellapon. Tipo well-a-pon. Tutto bene pon. O bene un pon. Da cui deriva che pon è anche sinonimo di cazzo. Wellapon. Beneuncazzo. Buongiorno, qui si lavora. E lì? postato da collegues |
11:18 | commenti (61)
domenica, gennaio 09, 2005 Scrivere su questo blog è come regalare creme rassodanti ad una anoressica. Soddisfi il tuo cinismo e alimenti la follia altrui. Ciao ragazzi...vi scrivo per dirvi che stamattina al frutta ho creduto di sentire un coro che intonava BON DAGE BON DAGE BON Dage e invece dicevano watch down watch down watch down, ma lo capito solo perchè poi lo ha detto anche la canzone. Comunque le guerre intestine per il potere hanno generato caos e io ne ho pagato le spese, infatti nessuna delle ragazze è corsa in mia difesa quando due bruti hanno cercato di appofittarsi di me. Ai tempi del triumvirato tutto questo non sarebbe successo. In effetti ho assistito alla caduta dell'impero in diretta, Kelly è tracollata nel centro della pista. So che oggi torna Foo, ma è una mia deduzione, quindi vorrei augurarle il bentornato a casa. Io e pon non ci siamo fatti gli auguri di buon anno, perchè io ero troppo assorto dall'enigma metabolico del capitone. Ma forse anche Pon lo era. Mi mancate, come le figurine nell album Panini. postato da collegues |
20:34 | commenti (6)
mercoledì, gennaio 05, 2005 A volte mi stupisco di quanto riesco ad essere spietata. Che abbia la morte al posto della giacca o la notte al posto del letto, entro, mi siedo, accendo il mio marchingegno e faccio il mio lavoro. Vado di là, in riunione, presento, argomento, spalleggio, con grande agilità, come se credessi veramente a quello che sto dicendo.
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12:41 | commenti (12)
martedì, gennaio 04, 2005 Mi è venuto un dubbio tremendo. Ma quell'esibizionista atmosferica dellaele, non sarà mica andata a fare la bellavita dalle parte del maremoto? Di solito dove va lei succedono grossi guai naturali. Avete sue notizie, o dobbiamo mettere un annuncio sul sito della protezione civile, alla ricerca di tale laele, scrittrice di haiku, che sta per sposarsi con il nome di una via e che pochi mesi fa è andata a fare il panino al ristorante di cuba? postato da collegues |
11:39 | commenti (23)
sabato, gennaio 01, 2005 Ho già capito che per un sacco di tempo sarò quella che a ogni cosa che sente e vede, dice: ah, io ce l'avevo il primo cd dei beastie boys, ah, io ce l'avevo un libro che si intitolava tsunami. E roba pesante del genere. So che sarà così, ma poi passerà, in un modo o nell'altro.
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14:00 | commenti (18)
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