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martedì, novembre 30, 2004

Splinder in questi giorni sembra la triste descrizione della mia vita. Impegno, disimpegno. Nefandezze, cicli e rifiuti riciclati. Tanto rumore. E poi improvvisamente il nulla. Il counter sogna lo zero, come se nulla fosse mai successo, come se non esistesse il passato e come se tutto quello che uno ha costruito nella vita fosse del tutto inutile.
Invece io credevo al gioco della reginetta del ballo, che ogni volta che passi da casa incassi la gratifica.

postato da collegues | 15:34 | commenti (38)

lunedì, novembre 29, 2004

Ma colui che ha ideato l'espressione "trovare l'anima gemella", non ha mai considerato l'esistenza dei parti gemellari multipli?

postato da collegues | 09:58 | commenti (76)

venerdì, novembre 26, 2004

Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi piú familiari; torrenti, de' quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto piú si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell'ampiezza uniforme; l'aria gli par gravosa e morta; s'inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a' suoi monti.

postato da collegues | 18:18 | commenti (10)

È tempo di separazioni. Alcune sono molto dolorose. Altre sono solo temporanee, ma fanno male uguale.
Ci sono casi clinici studiati di persone che convivono per anni con un loro arto fantasma. Qualcuno cui è stato amputato un braccio, un dito, magari una gamba. E per riuscire a fare la loro vita normale, loro devono comportarsi come se quella parte di sè non fosse mai stata asportata o cancellata. Succede spesso. È una malattia, ma forse è anche molto sana.
A qualcuno cui viene amputato il cuore credo capiti più o meno la stessa cosa. È impossibile vivere senza il cuore, o almeno senza il suo fantasma sempre presente.
Il cervello l'abbiamo già venduto. Il cuore no.
Pin, separazione tra le separazioni, ci lascia per un po'. Per noi sarà sempre presente comunque. E poi si affaccerà lo stesso dal suo covo. Per voi cambierà poco. Ma vorrei dedicargli comunque questo post. Perché se non ci fosse stato lui, questo caffè non sarebbe mai nato. E noi non potremmo neanche essere fantasmi.

postato da collegues | 15:17 | commenti (28)

Stamattina mi hanno accolto in ufficio con un mazzo di fiori.
La tattica del morto a volte è piacevole.

postato da collegues | 10:52 | commenti (24)

giovedì, novembre 25, 2004

All’improvviso sono all’asilo. Il cestino in mano con dentro il panino con il salame milanese e il succo di frutta all’albicocca e la paura di farmi la pipì addosso. Mi squilla il telefono davanti ai miei colleghi ed è la mia mamma che mi chiama per sapere se mi è crollata la casa e se adesso vivo in una tendopoli. Dalla potenza delle parole inglesi che pronuncio con fermezza e convinzione all’improvviso uso la voce di io che imparo a scrivere l’alfabeto, A come amo, B come bambola, C come cane, D come dado, E come elica, io l’elica non la sapevo disegnare e non riuscivo neanche a capire cos’era. La mia voce diventa rotonda e dolce come una ciambella, scappo per non farmela fregare dai miei compagni dell’asilo.
Ogni tanto mi risveglio dalla mia tattica del morto. Sento tutto un caldo che viene da dentro, ogni movimento mi sembra una sbavatura e ogni parola troppo lunga. Sono un bambino timido. Stamattina all’asilo ci sono venuto in tram. La tattica del morto è una buona strategia anche sul tram. Per chi come me si sente a disagio se una persona, maggiore per età anche se solo di sei giorni, resta in piedi è una buona soluzione, anche quando sale il guardabiglietti che io non ho mai è una buona soluzione. Collassi sul seggiolino e sei morto i morti non hanno colpe né responsabilità e vanno rispettati. In fondo i morti hanno un’espressione intelligente. La tattica del morto la puoi usare anche in ufficio e tutti pensano che sei assorto in ragionamenti molto produttivi e ti alzano anche lo stipendio. In questa città ci sono squadroni di morti che fanno i morti perché essere vivi non conviene. Il morto perfetto non ha espressioni sul viso, la bocca è una linea diritta come il loro encefalogramma, gli occhi sono fissi e anche un po’ opachi, i movimenti sono fluidi come quelli di un fantasma, cammini come se avessi dei pattini, scivolando diritto in avanti. E se viene il terremoto i morti sono chiusi nelle loro casa e come anime in pena si affacciano di trequarti da dietro una tenda con lo sguardo perso. Io sto diventando un bravo morto, giuro, la mattina faccio il morto e la sera mi chiudo nel mio loculo, senza pianfgere e senza ridere e se viene il terremoto sono già morto e non urlo. Sono quasi morto per davvero. Poi mi chiama la mia mamma e mi chiede perché non hai urlato se hai preso paura? E io voglio (no volgio errore matita blu) andare a giocare con le costruzioni. La tattica del morto ha i suoi limiti.

postato da collegues | 12:03 | commenti (52)

Quando una è molto stanca e molto confusa, non resta che ricorrere a dei test di panico.
Tipo: se sei nella giungla e ti trovi davanti una serpe, cosa fai?
• Pensi che vorresti ci fosse qualcun altro al tuo posto a farsi mordere (risposta A)
• Vorresti essere da tutt'altra parte (risposta B, troppo qualunquistica)
E così via.
Ma ieri sera ho provato il test per me più rivelatore: il test dello struggimento. La prova (degna di ulisse) consiste nel legarsi alla sedia e ascoltare le canzoni di tenco. Per ascoltare i propri sentimenti. E capire se stai più male per un motivo o per un altro.
Non ha funzionato. Ma stanotte ne ho fatto un altro del tutto improvvisato.
Ero già crollata a letto, per una volta prima della mezzanotte, quando il mio tatami ha tremato come se stesse facendo l'incubo che io e lui eravamo un tappeto volante sulla battigia, che andavamo avanti e indietro in un tran tran tutt'altro che noioso. In quel momento ho pensato che il test mi sorprendeva quando meno me l'aspettavo e io, come la parabola della luce accesa biblica (non mi ricordo come si chiama, quella in cui la chiamata ti sorprende e tu devi mostrarti pronta con la tua lanterna accesa), ho pensato a chi avrei voluto avere al fianco in quel momento. Ma nemmeno quello vale, perché lì entrano tanti altri fattori in gioco. A uno non puoi dirgli: voglio condividere con te tutte le mie paure più grandi, come promessa. o forse sì.
Ed è stato lì che la provvidenza mi ha illuminato, come san paolo sulla via di damasco (e momama come sono biblica stamattina!), perché non sono caduta da cavallo, ma qualcos'altro è caduto: un libro dalla libreria.
Ho pensato che finalmente era il segno che aspettavo. L'indicazione proveniente non dal cielo, ma dalla terra. Come ieri che dicevo allaele che non sono lunatica, ma terratica, a terra, predisposta ai terremoti e ai pied-à-terre.
Non stava nè in cielo nè in terra. Stava sulla libreria, ma è caduto. Ecco il mio segno.
Che faccio? Tutta tremolante prendo il pupazzo di velluto del mio cane (il mio cane nero adesso non è più con me), lo stringo al petto e mi alzo. Caschi la casa, io devo vedere di che libro si tratta. L'appuntamento con la sorte.
E il mio destino ha parlato. Trattavasi de: Il manuale delle giovani marmotte.
E vaffanculo. Per una volta che la terra parla, può almeno parlare la mia lingua e spiegarsi, no?

postato da collegues | 11:04 | commenti (9)

mercoledì, novembre 24, 2004

"Noi crediamo ancora nelle favole. Almeno in quelle che scriviamo."
Sono arrivate, ditemi dove ve le mando.
I nominati sono: noncicapisco, peppoz e la sgrufa.

postato da collegues | 14:16 | commenti (61)

Una volta, neanche tanti anni fa, ho visto un film di marco ferreri, che si chiamava l'intervista. Se non mi ricordo male è quello in cui un tale deve andare a parlare col papa. Deve a tutti i costi. Mi ricordo i colori marroni e rossi amaranto dei film anni settanta, le colonne di san pietro color seppia. L'intervista. Io l'ho rilasciata la mia intervista. Come ho scritto in un post fulmineo che solo laele ha letto e che poi ho subitamente cancellato.
"Ho rilasciato" dicevo. "Non la vescica. L'intervista. Ma so già che poi me la farò addosso, perché ho dato il nostro indirizzo di blog, per cui qualche simpatica casalinga un giorno può essere che sfogli la rivista e venga a trovarci al café. Magari con qualcuno dei nostri amici, che leggono per caso. Ho parlato anche di quanto sia importante per noi, per arrivare a sera, filtrare quello che di bello e di brutto ci succede, flirtare attraverso la possibilità di tradurlo in qualcosa di ironico e distaccato sul blog. Distaccato un cazzo. Se si parla di nodi e bondage.
Comunque sia la mia intervistatrice ha capito, tanto che alla fine mi ha detto: "per te è come la cocaina… oops, come la cioccolata, ecco."
L'avevo cancellata, sta cosa, ma lei l'ha veramente scritta come se l'avessi detta io. È buffo, perché ho parlato per quaranta minuti al telefono. E lei giustamente ha scritto qualcosa che ha pensato lei mentre parlavo io. Così usciranno delle parole a firma "pon" che io non mi sognerei mai neanche di pensare. E va benissimo così. Ho letto la bozza del suo pezzo. E mi è sembrato come quando senti la tua voce registrata e non la riconosci. Eppure non c'è dubbio che sei tu.
Con le parole è ancora più straniante che con la voce. ma io ci credo. Qualcosa del genere.
Va bene, non era l'intervista. Era l'udienza. 1971, con jannacci in gran forma.

postato da collegues | 10:31 | commenti (25)

martedì, novembre 23, 2004

Chi ha sporcato di bianco il palo della lap dance?????????

postato da collegues | 15:34 | commenti (59)

lunedì, novembre 22, 2004

a domani! sempre se...

postato da collegues | 19:34 | commenti (14)

La notizia del fine settimana è che la mia amica who alla fine di questa settimana diventerà ufficialmente un'immigrata italoamericana. Il suo innamorato oltreoceano, stanco di non poter intervenire e aiutarla nella sua vita difficile ai tempi del colera di stato, le ha detto basta. Le ha detto: adesso ci penso io. Capisco tutto. Il tuo orgoglio e il tuo voler essere indipendente. Ma se lì non puoi stare bene e io da qui sto male perché non posso farti stare bene, e se tu alla fin fine stai male perché non vorresti essere lì ma qui, allora prendi questo volo mercoledì mattina. Zurigo, dallas, san francisco.
Ecco. Lei adesso è a casa a fare le lavatrici, perchè per un'immigrata italiana che sbarca in california, è importante avere un aspetto più che adeguato. E i suoi riccioli biondi so già che faranno un figurone, rimbalzando mollemente sulla scala all'uscita dell'aereo.
Ne sono felice. Dopo anni che la incitavo a tenere duro, per una volta è stato bello dirle: adesso è il momento di mollare.
Good luck, who!

postato da collegues | 11:46 | commenti (36)

venerdì, novembre 19, 2004

Sei in rosso e hai un disperato bisogno di andare in vacanza. L'unica soluzione è sposarti. Non per il viaggio di nozze, no. Parlo di lavoro. Un viaggio d'amore che sia una vacanza di lavoro. Ecco l'ultima trovata delle geniali madri italiane. Tuo figlio è inconcludente e nonostante le università miliardarie continua a non battere un chiodo? la soluzione è sull'orient express.
Ieri ho conosciuto un tipo appena ritornato dalla cina. Per la modica cifra di 4000 euro regolarmente versati sul suo conto, il ragazzo è andato a vivere per un mese a shangai, spesato viaggio, vitto e alloggio, per sposare una ragazza cinese. A lei serve la green card. A lui i 4000 euro. Tra tre anni lei pagherà il divorzio e sparirà per sempre in uno degli appartamenti dormitorio di fronte a casa mia.
Così adesso lui è sposato, ma almeno ha i soldi per portare fuori a cena la sua fidanzata.

postato da collegues | 16:16 | commenti (17)

L'etimologia ha la stessa radice dell'etilismo. Ma non è un tubero, non è zenzero e non si fuma. O Non la dà a bere. Oggi al bondage si fa pratica di sadoetimologismo: facciamo male alle parole, usando la lingua scritta e biforcuta.

Endovenoso, ad esempio. A me sembra una domanda fondamentale, tipo Endondiamo Endostiamofacendo ma soprattutto Endondremoafinire, con un accento romanesco (che alza le mani pesantemente e da schiaffi), e quella vena melancolica alla caetano veloso, che fa tanto tramonto.

postato da collegues | 11:09 | commenti (39)

giovedì, novembre 18, 2004

Che avevo un’amica puttana non è una novità. Che prendevo in considerazione l’idea di seguire le sue orme, pure. Ma che fossi costretto a farlo per sopravvivere fino alla fine del mese questa è proprio bella. Sono sempre stato un ragazzo alto, anche ad alto mantenimento, fin quando i miei genitori hanno contribuito a sostenere i costi di gestione della mia divinità, ma ora non ho più 20 anni e i contributi cominciano ad essere sempre meno spontanei. Per non parlare del contesto sociopoliticoeconomico in cui viviamo. Proprio quando avrei il bisogno di aumentare il mio consumo di sostanze da cospargere sul contorno occhi, di aumentare le pt session, di ricorrere agli stilisti all’ultimo grido, di cenare nei posti giusti, di partire ogni fine settimana per new york, di sfoggiare diverse carte di credito in abbinamento alle nuance del mio make up, proprio ora che le punte non si portano più e devo rinnovare la mia completa collezione di scape, dico proprio ora, delle discutibillisime coincidenza astrotemporali hanno portato nella mia vita la crisi dellla 3 settimana. La crisi della terza settimana è quando le famiglie italiane arrivano allla terza settimana e finiscono lo stipendio. Io arrivo alla 3 settimana di trattamento addominali perfetti e finisco quel maledetto tubetto grigio scuro. Rimpiazzarlo diventa un problema. Oggi è il 18 novembre ed è proprio la 3° settimana. Abitare in una zona dove ogni angolo di marciapiede è presidiato da llegre fanciulle non ti facilita la ricerca di soluzioni alternative pulite. In fondo sarebbe facile, facilissimo. Basta aprire il portone e aspettare un po’ lì, magari facendo finta di parlare al telefonino, come fanno le ragazze sud americane. O guardare a terra come fanno le russe. Poi qualcuno si ferma e io dico diretto: Ciao Bello, che vuoi fare? Attivo, passivo scegli tu. Ho un bel cazzo e bel culo. Il pacchetto completo 100 euro, lo so è uun po’ caro ma qui le straniere hanno abbattuto il prezzo, io sono italiano, latino, caldo…No forse è troppo mi dovrei limitare a dire, 30 euro solo in bocca. Il mio ovviamente è un premium price. Per il resto è ancora più facile. La mia amica che era una d’altoborgo mi diceva che lei, la prima cosa che faceva era guardare il cazzo con una faccia un po’ sbalordita con un espressione che diceva “ minchia che grande”, a quel punto lui è già contento, si spostava i capelli e diceva ti prego mettimelo subito dentro, così evitava la parte del sesso orale che è la più noiosa. A quel punto faceva delle smorfie eccessive e si assbsateva per un po’ e così arrivviamo alla tattica del morto. Infatti dopo essersi dimenato per 2 minuti fa finta di collassare dal piacere e sviene stesa e inerme. A quel punto il grosso è fatto lui pernserà di essere un megamaschione che ha steso una prostituta, finirà quello che deve fare. E poi resta solo il rito del MIO dio non mi era mai successo. Ovviamente bisogna farsi pagare prima.

postato da collegues | 16:34 | commenti (47)

Sono andata a fare le foto. Il fotografo era specializzato in x-ray.
Le foto mi sa che non le metto in book. È meglio se le infilo nel book del cool.

postato da collegues | 13:13 | commenti (16)

Cosa dite, è giusto che qualcuno di noi tre si faccia portavoce della nostra multipersonalità e rilasci un'intervista spiegando che siamo come marilyn nel corpo di ricky martin, come heidegger nella testa del mio pizzaiolo, come la sottile differenza che passa tra il compost e il composit?

Sicuramente non è giusto: ecco perché lo faremo.

postato da collegues | 10:22 | commenti (61)

mercoledì, novembre 17, 2004

voglio essere eletta miss gaffe.
torno da una riunione di lavoro in cui si doveva decidere un materiale su cui fotografare un prodotto. siamo io e 3 uomini, 2 dei quali non mi hanno mai visto prima. quando uno di loro dice la parola metallico mi scatta qualcosa. cerco di dirgli cosa m'immaginavo io e come al solito non riesco ad esprimermi bene, una cosa un po' aggressiva gli dico. non ho capito, mi dice lui e fa lo spiritoso, cosa intendi una roba sadomaso? ah bè guarda, volentieri! mi sento dire io. ops. vabbè, domani devo andare da loro, si vestiranno rigorosamente di nero mi hanno detto quando ci siamo salutati.

postato da collegues | 17:35 | commenti (18)

prese dalla nostra logica di invertire lordine delle cose, oggi al caffè abbiamo assunto una nuova immagine: le borse sopra gli occhi. Il risultato è di dubbio gusto, ma tant'è.

postato da collegues | 12:06 | commenti (44)

martedì, novembre 16, 2004

Oggi voglio raccontarvi una soria. Parla di una bellissima ragazza di bassa statura e dalle mani abili, che molti anni fa andò alla laurea di un suo amico medico cinese, a padova.
La compagnia era composta da una manciata di italiani, qualche cinese, un peruviano, qualche sudanese e altri sparuti personaggi oltre alla famiglia del laureando cinese. Così, la ragazza dalle mani preziose, per non escludere nessuno, ha pensato di fare conversazione e interagire con la famiglia cinese parlando in latino! Li immagino entrare e uscire da tutti i baretti pavodani, sotto i portici umidi e pieni di macchie, in clima di laurea, con tartine e ombrette de vin in mano, a disquisire della sapidità del salame o del verde delle olive, in latino.
Ma non è questa la storia che voglio raccontarvi. Parla di una volta che la splendida ragazza non tanto alta aveva accompagnato quel suo amico cinese in giro per milano, mentre lui era in attesa di prendere un treno per calais. Solo che, chiacchierando, era accaduto che lei lo avesse messo sul tram sbagliato: ma quando lei se ne è accorta il tram era già partito. E il guaio era fatto.
Per due giorni la ragazza si è sentita morire. Era il 1973. Non esistevano cellulari o altre scorciatoie. Finché non le è arrivata la chiamata di lui che la ringraziava per avergli permesso di avere l'esperienza più divertente di tutta la sua vita.
Praticamente accortosi dell'errore era sceso e aveva cambiato tram. Ma quando era riuscito a raggiungere la stazione, il suo treno era già partito. Un altro si sarebbe disperato. Ma non lui. Lui ha capito che era un'ottima occasione. È salito sul treno successivo, senza biglietto, perché il suo biglietto ce l'aveva un suo amico sudanese, soprannominato da tutti Guanti Gialli, per via dei guanti paglierini che indossava, che aveva preso il treno, pensando di trovarlo direttamente a bordo.
Così robin il cinese, chiamiamolo così, è salito in treno. E ad ogni controllo lui parlava sempre e soltanto in cinese. Per vedere le facce stupite di tutti quanti, che cercavano di farsi capire, ma lui, niente, non cedeva mai. Parlava italiano perfettamente, e anche francese e inglese. Oltre ad essere il figlio di un medico cinese mandarino che conosceva più di 3500 ideogrammi sui 4000 esistenti. Ma nel suo viaggio ha parlato solo in cinese.
Nessuno riusciva a spiegargli o a capire, finché robin diceva calais, e allora tutti lo rispedivano su un treno per calais, non sapendo che altro fare. Anche alle frontiere. Lo facevano scendere, ma poi lo reimbarcavano, perché era l'unica cosa che si sentivano di poter fare. Far arrivare quell'uomo a calais.
Nel 1973 non erano molti gli stranieri che circolavano per l'italia, o almeno gli extracomunitari.
Quando è arrivato alla stazione di calais, ad attenderlo c'era il suo amico sudanese, guanti gialli. Robin il cinese è andato da lui, ha preso il biglietto milano-calais, l'ha portato al controllore del treno e in un perfetto francese gliel'ha mostrato, scusandosi del contrattempo.
Ma intanto aveva fatto un viaggio meraviglioso.
E quando l'ha raccontato alla ragazza dalle mani leste, a lei finalmente si sono sciolti i sensi di colpa che per due giorni le avevano tolto il sonno, l'appetito e la voglia di ridere.
Non so perché ve l'ho raccontata. Sarà la PMS.

postato da collegues | 15:37 | commenti (53)

Odio quando quelle due stronze sfarfalleggiano allegre per tutto il weekend di casa in casa creando panico, confusione e contumacia. La contumacia è la parola mesciola di oggi. E io? A me mi hanno lasciato a casa a fare gli gnocchi. Io!! Io star indiscussa dellla notte e del giorno, delle palestre e della disco, dello shopping e della cultura con la C maiuscola. E adesso si sentono le padrone del cazzo, loro che ne hanno sempre parlato male...addirittura si parla di transessualismo senza prima interpellarmi. Ma vi sarete mica dimenticati di Pin?Di chi è Pin!!! Adesso Pin è assente ma lasciate un messaggio, ma presto Pin ritornerà e vi risponderà a tutti soprattutto a quelle due rubascettro e rubacorona della regina della capocchia.

postato da collegues | 10:57 | commenti (90)

domenica, novembre 14, 2004

Danni. E Amex. Volevo chiederglielo se Denny si scrive proprio come danni. Ma poi avrei sicuramente finito per chiedergli come cazzo hanno fatto i genitori a scegliere per due figli due nomi del genere, da Happy days.
Usciamo dal lavoro di sabato sera alle 20, per andare a questa cena, dove avremmo dovuto incontrare questo tipo (che solo casualmente era solo anche il proprietario di questo meraviglioso attico), che forse poteva decidere di cambiarci la vita e aprire una struttura solo per lavorare con noi. Eravamo abbastanza in incognita, perché noi sapevamo di lui, ma non avremmo dovuto sapere. Insomma, roba per noi.
Arriviamo coi nostri amici, stanche morte. Foo ha un dejà-vu tremendo vedendo una orripilante chiesa del terrore proprio lì davanti e non si ricorda quando e come ha potuto vederla. Io inizio a temere il peggio. A temere che il tizio da cui stiamo andando sia un ex amante di foo, uno di quelli di cui lei ha anche dimenticato il nome. Oddio. Facciamo la nostra entrèe e subito ci diamo da fare mostrandoci affabili e premurose con l'assembramento di uomini alle prese con cosce e salami. Mi spediscono in forma di sfida ad accendere il camino. So accendere il camino, certo. Sono una ragazza agreste. Ma cazzo, qui non c'erano fascine, qui c'erano legni di forma e dimensione standard e tronchetti ecologici, che sono sughero compresso. Insomma, con una composizione alquanto discutibile e bizzarra in un microsecondo appicco il fuoco, con gran successo (nonostante l'estetica, ma per fortuna almeno ieri non avevo quei cazzo di jeans a vita troppo bassa, che se mi chino mi si leggono perfino i pensieri d'infanzia).
Già questo indispettisce il padrone di casa, che ho capito che gli piace essere perfezionista. Le due ragazze presenti oltre a noi e all'amica che aveva organizzato tutto ci squadrano dalla testa ai piedi e prendono appunti di ogni cosa che diciamo. Devo dire che le facciamo lavorare molto. E ci impegniamo di brutto senza volerlo. Da ogni cosa che io dico si capisce che io e foo siamo una coppia. Non me ne rendo conto, ma ogni mia frase peggiora sempre.
Si beve di ogni. Siamo in una casa, per cui non c'è nemmeno l'ansia che dopo arriva il conto. Per cui ci si rallegra avvicendevolmente. Sono tutti di una simpatia trascinante. ma bevi che ti bevi, io vado in bagno a pisciare.
E qui accade il peggio. Almeno per la mia parte. Esco e commento con il padrone le riviste che ho trovato ordinatamente riposte davanti alla tazza del cesso (che poi perché la tazza del cesso si chiama uguale uguale alla tazza dove normalmente prendiamo il caffè? Vuoi vedere che ho capito perché noi siamo il bondage cafè???): una nota rivista di musica americana in versione italiota, e una rinomata rivista di alta cucina italiana. Non credevo mica di fare qualcosa di grave.
Io. Ma lui non la pensa allo stesso modo. Subito s'imbufalisce e inizia a dire che una persona non si giudica da queste cose, ma che bastano tre secondi, uno, due e tre, alla stretta di mano, per capire chi hai davanti. E blablabla. Io capisco che il nostro progetto di fare di lui il nostro cavaliere per cambiare vita è giunto a waterloo. Ne ho fatta una delle mie. E ho tutto il gelo russo intorno. Manca solo la vodka, penso. Per cui torno di là a consolarmi.
Ma per fortuna c'è ancora foo. E sappiamo bene quanto carisma ha lei per stordire e affascinare gli uomini con un solo sguardo, ma soprattutto per complicare le cose con una sola frase. Così il padrone (posso dirlo, ragazzo decisamente interessante) decide di portarla a fare "un giro della casa". Spariscono per qualche minuto. Io prego santa pazienza insieme a donna orata. Spero che foo faccia il miracolo del perdono.
Lui ne approfitta per mostrarle in particolare la collezione delle altre sue riviste, tra cui ne spicca una del nostro settore. Lui fa il modesto e dice che tiene solo quelle che lo riguardano e gli interessano. ne apre una a caso e foo fa uno dei suoi gridolini, immagino, e indica il logo della fabbrica del padrone di casa. Gli dice: ma questa è la tua fabbrica! E lui le chiede, stupito come fa a saperlo. Ecco. Beh. Foo con tutto il suo candore illibato e già avvinazzato gli dice che l'ha visto oggi su internet. Insomma, voleva informarsi per sapere da chi andavamo a cena…
È fatta. Siamo ro-vi-na-te.
Non si può dire che quello che una non comincia l'altra non lo completi. Comunque la serata va avanti, a suon di gaffe. Il nostro dj preferito.
Ma in tutto questo (ci sarebbe molto molto altro) c'è qualcosa di ben più grave e sconvolgente che ho scoperto.
Nel delirio a un certo punto un ragazzo ha rovesciato una bottiglia di vino addosso alla maglietta della nostra amica. E a quel punto foo ha detto: so io come fare per toglierla! e è saltata fuori con un rimedio casalingo degno di suor germana!!! Ha detto di mettere del sale.
E la cosa peggiore è che ho appena sentito la nostra amica e ha detto che ha funzionato! Questo cambia la mia visione delle cose. Sovverte l'ordine del mondo. È come se avessi appena scoperto che nonna papera è una zoccola e che bondagecafè è il nome di una stazione del rosario.

postato da collegues | 18:25 | commenti (222)

sabato, novembre 13, 2004

stiamo riscrivendo l'alfabeto. nessuno capirà più niente di quello che diremo.
che novità.

postato da collegues | 15:43 | commenti (31)

venerdì, novembre 12, 2004

Quello poteva essere l'ultimo post del café.

postato da collegues | 11:28 | commenti (71)

mercoledì, novembre 10, 2004

Foponpin era un bambino come gli altri, come tanti altri, troppi altri tutti insieme. Era affetto da dpm (disturbo personalità multipla). Al contrartio degli schizzofrenici organizzava spesso party di coesistenza tra le sue varie personalità. Ponpinfo era un bambino così volubile che ogni volta che lo chiamavi dovevi cambiare nome e ti sembrava ogni volta di parlare con una persona diversa. Dopo un po’ però conoscevi tutti i membri di quell’incasinato condominio e vedevi dalle luci accese chi era in casa e chi era uscito sapendo a chi suonare sul citofono bianco e rosa. Una sera babbonatale decise di passare a casa di Pinponfo, quel bambino di cui aveva tanto sentire parlare e di cui le letterine aveva letto attentamente per cercare di capire cosa o cose avrebbe fatto felice/felici proprio tutti. Era difficile ma babbonatale aveva accettato la sfida apartire dal singolare o plurale.
Come sempre quando succede qualcosa di straordinario c'era un tempo eccezionale. Il grande freddo. Ma la notte di Natale era normale. Ponfoopin, alla fine, era il solito bambino che resta sveglio tutta la notte per scoprire che chi gli porta i regali sono mamma e papà ma mentre tutti i bambini alle fine cascano addormentati Ponfopin aveva gli occhi sbarrati che nel buio della sua stanzetta sembravano quelli di un gatto. I suoi genitori nell’attesa di mettere il solito gatto a nove code ai piedi del letto o sotto l’albero si stavano facendo di crack, ma quello poteva essere un sogno. Il bimbo plurale, proprio quando si stava rassegnando all’idea di una grande delusione, decise che avrebbe creduto in babbonatale e, infatti, la finestra si aprì e con una ventata di gelo si palesò un uomo dal cuore grande. Babbonatale aveva la giacca bianca invece che rossa ma la pelliccia era proprio quella delle figurine della cocacola. I 6 occhi del bambino invece di strabbuzzare per la sorpresa si socchiusero per meglio osservare quel personaggio. Uno di loro guardò bene le spalle per capira che taglia avesse, uno guardò invece come si muoveva per capire se era vero e l’altro stette in silenzio per aspettare di ascoltarlo. Il risultato fu un sorriso o meglio tre, perché nessuna delle personalità restò spaventata e nemmeno confusa. Era proprio buono come lo descrivono e bacia e abbraccia generosamente i bimbi buoni proprio come si vede nei centri commerciali alla fine di dicembre. E poi non era nemmeno pedofilo. In fondo si conoscevano, caro babbonatale era stato scritto varie volte e ad ogni desiderio prendeva forma una una parte delle loro vite che alla fine durante quell’incontro furono confermate. Babbonatale in un momento veramente topico mostrò la sua folta barba chiedendo di toccarla per costatare che era soffice e folta e che lui era vero, le personalità più ingenue la toccarono chi invece voleva toccare ben altro fece finta di avere vergonga e si rifiutò. Parlò a lungo ma alla fine ritornò la realtà e lui era troppo lui per restare con noi. Allora gli aprimmo la finestra e lo rimettemmo sulla sella della sua meravigliosa e mitica slitta. Avete mai provato la sensazione di voler baciare in bocca qualcuno con la lingua senza fini sessuali? Come gli eschimesi? La situazione era un po’ quella. Sì faceva proprio freddo. Cazzo era babbonatale e non poteva andare via così senza che Pinfopon avesse fatto qualcosa di straordinario per lui e allora il bambino multiplo decise. E fece una cosa speciale, decise di volergli bene. E così fù.
I regali ricevuti erano Lui e tutte le personalità li conservarono con cura nell’loro angolo di cuore preferito.

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Contagiata dalle anomalie del caffè, stanotte valvola ha dormito avvinghiata alla sua pallina maculata.

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martedì, novembre 09, 2004

Le anomalie del caffè. Per colpa di un gesto di dolcezza, un cioccolatino regalato, dimenticato in una tasca, si sono spente tutte le vie di comunicazione. E adesso la vendetta ha un sapore amaro. E il cioccolatino in teoria non era neanche fondente.

postato da collegues | 15:51 | commenti (30)

AHAHAHAHAHHHHHHAAAAAAAAA
DOVE SONO PON E FOO???

postato da collegues | 11:52 | commenti (12)

lunedì, novembre 08, 2004

Sopra quel cd c'era una bacchetta magica, altro che banana, e me lo aveva dato Pon. Su quel cd c'era una di quelle cose che sono tue, tue di dentro, talmente di dentro che quando sono fuori sembrano il risultato di una appendicectomia. Un pezzentino delle tue ineteriora in una boccetta di vetro, la mia appendicite raccontata con le parole di Pon e la voce di Spock. Il maiale è stato proprio contento io gli ho regalato un polipo e lui un cervo. Quando il maiale ha sentito quella musichetta con la voce dolce dolce che ha detto Polipò ha spento subito lo stereo. Poi ha detto basta. E io gli ho visto gli occhi che si gonfiavano. Poi dopo la abbiamo ascoltata al buio. Donna orata è la nostra preferita. I pesci pallini, l'anguilla che non sono io, l'ostrica oracolo. Ci è tanto piaciuta. Ma ci è un po' mancato squalo squalò. L'unica cosa è che spero che tra i vapori muoia il mago Cazzan.

postato da collegues | 10:22 | commenti (75)

venerdì, novembre 05, 2004

And the nominees are Victoria Posh Beckam, Pin, Simona Ventura.
And the best horny (nel senso non di allupato ma di cornuto) 2005 is ....PIN!!!!

postato da collegues | 17:50 | commenti (14)

pensavo che tenere un piede in due scarpe è un modo di dire adatto ai maschi. Per una ragazza sarebbe più corretto dire avere una scarpa e due piedi. Oh, è oscena sta cosa. Ma perché ci sono i modi di dire?

postato da collegues | 09:52 | commenti (56)

giovedì, novembre 04, 2004

Anche io voglio essere sempre così. infinito. Infinito può essere anche quando no sai che forma ha? Io non so che forma ho. Colpa del fatto che gli occhi non possono guardare se stessi. Quindi proprio quando devono vedersi sono ciechi. Mi vedo a pezzi, le mani soprattutto e per questo che non si fanno i tatuaggi sulle mani perché poi se ti rompi il cazzo te le devi solo tagliare. Mi vedo a pezzi non è come sentrisi a pezzi. Mi vedo a pezzi lo vedo quando sono proprio realista che non vedo l'immagine completa di me che si muove nel mondo che non esiste. Arrivo fino ai gomiti e se mi giro vedo le mie spalle. Da piccolo mi baciavo sempre le spalle, è la posizione che assumo quando penso. Giro la testa e mi bacio le spalle, alle volte lo so che mi amo. POi sarà per questo che mi sono diventate così grosse. Potrebbe essere il mio nuovo allenamento, mi bacio il dorso le spalle le gambe le braccia e i petti ma anche i glutei, credo che da solo sarà un po' difficile ma sono sicuro che solo i miei baci sono in grado di produrre ipertrofia su me stesso. Come le piante devi parlargli ai muscoli, stasera proverò a baciare il mio spatafilio. Sono infinito perchè non riesco a percepire i miei litmiti anche quelli del cuore. Un po' come il mare, se mi dessi una forma sarei finito.

postato da collegues | 17:42 | commenti (7)

Qualche giorno fa è mancato 'Milio. Non è mancato per un pelo. È proprio mancato del tutto.
Quando aveva tra i venti e i trent'anni, un giorno si è innamorato perdutamente di una zingara di nome maria, dai capelli nerissimi e dal carattere esuberante e fiero. L'ha amata fin dal primo giorno. Lei era bellissima e selvaggia, di quelle che non puoi aspettarti che quando torni a casa trovi la pasta calda in tavola. Una di quelle che quando torni a casa non puoi aspettarti che ci sia, a casa. Ma lui e il suo amore l'hanno vinta. E lui l'ha sposata.
Per un anno hanno vissuto insieme. Poi un giorno lui è tornato a casa e non c'era niente di pronto. Non c'era più maria. Se ne era andata. Era scappata, per tornare alla sua vita randagia di sempre. 'Milio era disperato. L'ha cercata dappertutto, ma non l'ha mai più rivista.
Con maria, la zingara fuggitiva, se ne sono andate tutte le donne della vita di 'Milio. E lui è lentamente impazzito per amore. È andato completamente fuori di testa. Nelle notti di luna e nei pomeriggi di pioggia 'Milio cantava la sua canzone dedicata a maria e la chiamava. Cantava cantava, come un pazzo. E quando pioveva, m'incontrava e mi diceva solo: "piove, piove l'acqua", che per me era segno di grande realtà. Avrei voluto rispondergli "non ci piove", ma sarei sembrata io quella contraddittoria.
'Milio tante volte pisciava davanti a casa, e tante volte l'hanno riportato a casa dal paese vicino che sragionava, ubriaco da non stare in piedi. A vederlo la gente pensava che 'Milio non era tanto normale. Che era uno scentrato. E i suoi discorsi morbosi a qualcuno mettevano tristezza. Ma io so che 'Milio è diventato com'era per amore. E questo è qualcosa di speciale.

postato da collegues | 14:45 | commenti (46)

Novello S. Francensco, ho parlato con il maiale. Ha detto che si sente un cane.

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mercoledì, novembre 03, 2004

Non ho mai citato un post di un altro blog, malgrado le illustrissime anzi celeberrime anzi magnifiche frequentazioni di cui ci pregiamo. Ma ieri ne ho letto uno che ho assorbito subito e sono sicuro che in qualche modo cambierà la mia vita. PArlava di spugne e le distingueva in tre categoria: quella usata per lavarsi a contatto con la pelle in un ambiente morbido e caldo con bagnoschiuma e tutto il resto e poi quella più sfigata usata per lavare i piatti unta e bisunta e poi quella miserrima usata per pulire il cesso, costretta ad assorbire candeggina, acido e porcherie del genere.
E' stata proprio una poesia. E in più era un post di esordio...benvenuta tra noi piccola nuova blogger sconosciuta di cui non ricordo nemmeno il nome.

postato da collegues | 10:57 | commenti (106)

martedì, novembre 02, 2004

Se questo post fosse un pessimo film italiano, si intitolerebbe "l'amore ai tempi dell'euro". E, ci ho fatto caso, tutti i film che hanno nel titolo la parola amore sono irrimediabilmente brutti.
Le prime volte che c'era l'euro pensavo che fosse un progetto di bruxelles per far fidanzare la gente. Perché se vai a mangiare fuori in coppia, riesci a capire cosa spendi singolarmente. 75 euro in due significano 75 mila lire a testa. E all'inizio ho pensato che fosse bello che i soldi pensassero a farci stare insieme, per comodità. Ma poi è tutto cambiato. E adesso mi capita che ho la sindrome del doppio. Qualche settimana fa ho avuto la necessità di uscire e comprare un kimono. Mi serviva, veramente. Ne avevo in mente uno, un abito da monaco, ma poi ne ho provato un altro più bello. E un altro ancora eccessivo in tutto. E ho comprato questi ultimi due.
Volevo un paio di jeans. Niente di strano. Ne ho comprati due.
Non volevo nemmeno un paio di scarpe. Eppure sono tornata a casa con un paio di stivali e un paio di scarpe. Due.
Non capisco se penso di fare un affare, perché voglio uno e compro due, oppure se ha a che fare con il fatto che adesso probabilmente dovrei andare a vivere in provincia di bari, in quel paese che si chiama bisceglie. O almeno alla fermata della metropolitana rossa che si chiama in quel modo. Perché monoscegliere, quando si può biscegliere? O forse credo di vivere con una pon immaginaria?

PS. Record stagionale estremo. Primo bagno 25 aprile. Ultimo bagno ieri, 1 novembre!

postato da collegues | 10:27 | commenti (47)